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mercoledì, 05 marzo 2008

Per la marcia del 6 Marzo

di Gianluca Bifolchi

"Spero che gli Stati Uniti non se ne rimangano con le mani in mano quando le bombe venezuelane cominceranno a cadere sul popolo colombiano".
Trascelgo fior da fiore questo commento lasciato da un lettore su un sito colombiano di informazione, perché riassume abbastanza bene l'arrogante ottusità orwelliana di chi, sostenendo un governo che alcuni giorni fa ha compiuto una delinquenziale aggressione ad un paese vicino, l'Ecuador, ora si preoccupa che qualcuno possa ripagarlo della stessa moneta. Il tono e gli argomenti sono assolutamente tipici del navigatore medio colombiano di questi giorni.
Cito la circostanza pensando alla marcia che si terrà in Colombia e nel resto del mondo, domani, contro il paramilitarismo e il terrorismo di stato. Si tratta di un'iniziativa di ammirevole coraggio, ma vorrei invitare alla cautela quanti pensano che essa potrà rovesciare il successo politico della manifestazione anti-FARC del 4 febbraio. Non sono un chiaroveggente e nelle previsioni sbaglio spesso. Aggiungo che questo è proprio il caso in cui vorrei sbagliare. Ma se il successo delle due marce verrà misurato sul piano dell'impatto mediatico e della visibilità della mobilitazione popolare, la manifestazione del 4 febbraio ha già vinto.
Cerchiamo di non perdere di vista la struttura sociale di una Colombia in cui, ad una borghesia urbana ampiamente pinochettiana, che ha il tempo e l'opportunità di lasciare messaggi su Internet, si contrappongono masse campesine che sostengono il massimo peso di una repressione spietata, e sono relegate alla passività.
La manifestazione di domani non godrà dell'appoggio organizzativo delle ambasciate colombiane in tutto il mondo, o degli apparati del governo, o dei grandi media nazionali e internazionali, né ci saranno grandi imprese come Ecopetrol che daranno il giorno libero ai propri dipendenti per andare alla marcia, come accadde il 4 febbraio.
Rendiamoci conto che nelle condizioni attuali della Colombia una marcia di regime ha molte più possibilità di segnare punti.
Le affermazioni politiche di Evo Morales, Rafael Correa, Hugo Chávez, o dello stesso Lula, in America Latina, sono la causa e l'effetto, al tempo stesso, dell'emergere di classi popolari che in Colombia sono ancora notevolmente subalterne.
La lotta per i diritti civili non va da nessuna parte, in America Latina, se non marcia a fianco di politiche di inclusione sociale. Ma sono certo che gli organizzatori della marcia di domani se ne rendano contro benissimo anche loro.

postato da: LookingBackward alle ore 08:27 | link | commenti
categorie: america latina, farc, colombia, uribe

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