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lunedì, 05 maggio 2008

l'alibi del fascismo

di Gianluca Bifolchi

La tentazione del PD e di Veltroni di usare i fatti di Verona come arma di attacco contro il centrodestra è insincera e strumentale. Potrà apparire giustificata se si considera il quotidiano terrorismo mediatico dispiegato dall'impero informativo berlusconiano, ma chi tiene più alla verita che all'indice di gradimento di Walter Veltroni non dovrebbe ingannarsi.

Che una tale mossa sia insincera e strumentale risulta dalla goffaggine degli strumenti di analisi adoperati (concedendo generosamente che ci sia qualcuno che sta analizzando qualcosa). Le manifestazioni dell'estremismo di destra vengono inquadrate tutte e senza esitazioni all'interno di categorie politiche che, per essere estreme, non cessano comunque di avere la loro essenza in posizioni ideologiche e dottrinarie. In questo modo si presume che un italiano possa aderire ad una formazione neonazista allo stesso titolo con cui un altro tiene per il Partito delle Autonomie di Rotondi o per l'Italia dei Valori di Di Pietro. Vi sarebbe una differenza di grado, ma non di genere.

Si chiudono gli occhi, invece, sull'estremismo di destra come manifestazione di devianza socio-culturale. E ciò risulta assai comodo, per due ragioni. La prima è, appunto, la possibilità di avere un'arma puntata su Berlusconi; la seconda, e la più profonda, è che Veltroni e il PD non hanno alcuno strumento (se anche avessero la volontà) di affrontare i fenomeni della devianza socio-culturale, perché questi hanno radici troppo profonde rispetto alla celebrazione dell'effimero che Veltroni e il PD rappresentano.

Le spiegazioni profonde, ancorché reali, vengono in genere esorcizzate citando le storie familiari di questi devianti (come si citerebbe il pedigree di un cane): dato che spesso sono "rampolli di buona famiglia", appartenenti a pieno titolo al ceto medio, non si può invocare un retroterra di emarginazione, non si può "dare la colpa alla società".

Ma il dilagare della televisione spazzatura, i suoi buoni risultati d'ascolto, il fatto che ospiti pregiate fasce di offerta pubblicitaria, sta lì a dimostrare che deprivazione culturale e alienazione si abbattono anche su gruppi sociali che hanno pieno accesso all'area dei consumi.

A scanso di equivoci aggiungo che esiste anche un estremismo di sinistra che presenta tratti simili. E inviterei inoltre a considerare il cospicuo passaggio di voti dalla Sinistra Arcobaleno alla Lega soprattutto come manifestazione di labilità delle identità politiche, di cui, in questo caso, la vacuità del bertinottismo, è l'espressione elitaria e "televisiva".

Ma Veltroni e il PD non sono disposti a prendere atto della realtà di disgregazione che si sta producendo nel tessuto sociale, perché non sono disposti a mettere in discussione i fattori che la producono. E' persino possibile che dovrebbero arrivare ad accusare se stessi per questo.

postato da: LookingBackward alle ore 08:44 | link | commenti (1)
categorie: sinistra, antifascismo, consumismo, antipolitica

Commenti
#1   05 Maggio 2008 - 18:18
 
Analisi lucida e impeccabile:quoto in pieno.La TV spazzatura del Cavaliere ha ormai spappolato la testa delle gente per almeno un paio di generazioni,e la sinistra assiste a questo scempio,quando non se ne fa addirittura complice.
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