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martedì, 06 maggio 2008

bolivia: la congiura oligarchica

[ Sulla questione della minaccia separatista in Bolivia traduco questo editoriale de la Jornada, quotidiano progressista messicano - Gianluca Bifolchi]

Bolivia: la congiura oligarchica

La Jornada, editoriale

All'insegna dell'illegalità, e tramite il ricorso a metodi fraudolenti e antidemocratici, le autorità oligarchiche della provincia di Sant Cruz de la Sierra, Bolivia, hanno tenuto ieri un referendum per sottoporre ad approvazione uno "statuto autonomo" aberrante, che trasferirebbe funzioni irrinunciabili del governo centrale all'amministrazione locale: tra le 44 competenze che i governatori cruceñi [di Santa Cruz] pretenderebbero di arrogarsi spiccano l'amministrazione delle risorse naturali, la gestione del fisco, il comparto agrario, il controllo del trasporto viario, ferroviario, aereo e fluviale, la responsansibilità sulle telecomunicazioni, e persino la vigilanza aerea mediante radar, così come la salvaguardia dell'ordine pubblico, che nel sistema costituzionale spetta al governo centrale.

In breve, il progetto delle oligarchie di Santa Cruz non è autonomistico ma secessionista, e implica un processo di disintegrazione nazionale, che non è presente in nessun altro statuto autonomo del mondo, salvo forse quelli delle regioni irachene curda, sunnita e scita sotto occupazione militare statunitense.

L' enormità della proposta votata ieri - e, come era prevedibile, approvata da un'ampia maggioranza composta di cittadini reali e voti fantasma - obbedisce a due propositi di cristallina chiarezza: da una parte l'urgenza delle destre razziste boliviane, in maggioranza creole, di disfarsi di un presidente indigeno, progressista ed impegnato in trasformazioni sociali di cui il paese sudamericano ha immediato bisogno; dall'altra, l'interesse dei grandi conglomerati multinazionali a riacquisire il controllo sulle risorse naturali boliviane, controllo che gli viene lentamente tolto dal governo di Evo Morales col proposito di restituirlo alla sovranità della nazione.

Il presidente è stato chiaro nel segnalare che è il governo statunitense che "guida la cospirazione", visto che da Washington è giunto un incoraggiamento al preteso statuto autonomistico cruceño, al fine di negoziare con l'oligarchia locale l'accesso ai giacimenti di petrolio e gas, e alle risorse idriche della regione.

Una simile congiura oligarchica e straniera, realizzata in spregio alle leggi e alla Costituzione della Bolivia, non avrebbe potuto essere intrapresa, di certo, in forma pacifica e democratica. La giornata è trascorsa, come si poteva prevedere, tra violenti scontri e denunce di urne giunte ai seggi elettorali già piene di voti a favore della riforma autonomistica. E' significativo che lo spartiacque del risultato abbia rivelato un allineamento di classe: mentre i gruppi potenti e medi si pronunciavano per il si, i settori poveri e maggioritari hanno optato per l'astensione, per la scheda bianca, o in alcuni settori, per il rifiuto attivo allo svolgimento stesso del referendum.

Segno dei tempi, e non esclusivamente in Bolivia, la difesa della sovranità e dell'integrità nazionale è affidata alle classi popolari, mentre i privilegiati fanno causa comune con le multinazionali per favorire l'indebolimento dello stato e creare le condizioni favorevoli al saccheggio delle risorse naturali dei nostri paesi.

Per quanto manchi di validità legale, il voto di ieri lascia divisa la provincia in cui ebbe luogo, e apre la prospettiva di una instabilità di lungo respiro nella regione andina. Si sapeva già: l'attacco al governo progressista e indipendente di Evo Morales è in corso, e il referendum illegale e antidemocratico realizzato dagli oligarchi cruceñi è solo uno dei primi atti dell'offensiva.

Si può solo sperare che il popolo boliviano e i suoi dirigenti riescano a sventare le manovre che si avvicinano e riescano, nonostante tutto, a togliere la Bolivia dal suo stato di dipendenza, ritardo, diseguaglianza e miseria al quale l'ha condotta l'alleanza tradizionale tra i ricchi locali e ricchi di fuori.

Fonte

postato da: LookingBackward alle ore 09:44 | link | commenti
categorie: america latina, bolivia, evo morales

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