Alla notizia che Roberto Calderoli diventava ministro alla "Semplificazione" mi è subito venuta in mente una celebre massima di Einstein: "Bisogna rendere le cose più semplici possibili, ma non più semplici". Credo che stesse fissando un parametro di stupidità.
Non credo affatto che Roberto Calderoli sia personalmente stupido, tutt'altro. Io lo considero piuttosto una specie di fool shakesperiano dalle insospettate profondità tragiche. Ma con lui è la stupidità e l'ottusità che vanno al governo. E non nel senso dell'avanzante leghismo, ma come essenza dello stesso berlusconismo (da intendersi come ideologia popolare e non come ciò che davvero passa in testa al Cavaliere).
Non mi sono mai scandalizzato del fatto che Berlusconi, nell'ormai lontano 93, fosse arrivato alla conclusione che se non "scendeva in campo" con l'obiettivo di diventare il Dominus della politica italiana (sia che stesse al governo o all'opposizione) c'era il rischio di essere associato alle patrie galere o persino di perdere "la roba".
Il mio motivo di scandalo è che tutto gli sia riuscito così facilmente, come se questo paese non stesse aspettando altro che lui.
Ciò è stato possibile non tanto perché poteva usare le televisioni, ma perché le aveva già usate per tanti anni, con tutto il tempo che voleva per preparare culturalmente il terreno, nei termini della produzione attiva di larghi strati di opinione pubblica sostanzialmente estranei ai più fondamentali requisiti della democrazia e dello spirito repibblicano. Primo tra tutti la separazione dell'interesse pubblico e dell'interesse privato.
Da questo punto di vista "La ruota della Fortuna" e l'essere presidente del Milan hanno potuto infinitamente di più che non Emilio Fede.
Naturalmente il compito gli era stato facilitato da decenni di dominio democristiano sui ceti moderati. Pasolini - un autore che non amo particolarmente - aveva definito la DC "un nulla ideologico-mafioso", e c'è da chiedersi se di fronte alla "discesa in campo" di Berlusconi c'era proprio bisogno di Mani Pulite per produrre la dissoluzione della decotta Balena Bianca. Pensate a Giovanardi.
Ma la stupidità era anche dall'altra parte, come sottoprodotto dell'ebbrezza di potere di una "sinistra" che era arrivata a pensare a Palazzo Chigi come la Merchant Bank del potere finanziario italiano, e a pensarsi insostituibile per questa ragione. Per costoro il conflitto di interessi esisteva soltanto durante le campagne elettorali, per intercettare il consenso di un elettorato in cui persistevano residui dello spirito della Costituzione repubblicana. Presi i voti, l'unico problema che restava era come farli fruttare al meglio nel trattare un modus vivendi con Berlusconi, la cui unica costante fosse l'intangibiltà di tutto ciò che interessava personalmente al Cavaliere.
La stupidità di questa sinistra si coglie abbastanza bene dai sorrisi tirati e nervosi che i suoi "leader" esibiscono di fronte alle telecamere a tanti giorni ormai da una sconfitta così piena ed umiliante. Si vede che non se l'aspettavano. Non si aspettavano il "pernacchio" insegnato da Eduardo De Filippo in un memorabile episodio de L'oro di Napoli (anche se il "pernacchio" di Eduardo aveva una nobiltà plebea che le schiere dei berluscones non si sognano neppure).
Ora Veltroni e Bettini stanno riflettendo sull'amara verità che combattere il Presidente del Milan a colpi di endorsement di Francesco Totti è come il tradizionale fico secco a un festino di nozze.
