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domenica, 11 maggio 2008

pensiero sull'antisemitismo

di Gianluca Bifolchi

A margine del boicottaggio della Fiera Internazionale del Libro di Torino, sono tornate a fioccare con insolita frequenza le accuse di antisemitismo, e dato che io appoggio todo corde il boicottaggio di Israele - e non della sola Fiera -, e non sono antisemita, vorrei dire due parole sull'argomento.

Per cominciare dirò che se sono sempre stato un po' evasivo su questo argomento non è stato per quieto vivere, ma per una circostanza di cui porta la responsabilità Jean Paul Sartre. Nel 1946 Sartre scrisse uno straordinario saggio sull'antisemitismo, così penetrante e letterariamente pregevole, che riesce difficile aggiungere qualche parola sull'argomento, se non l'invito a leggerlo (si intitola appunto "L'Antisemitismo", ed è disponibile per pochi euro negli Oscar Mondadori). E' irritante, oltreché dispersiva, questa tendenza a ripartire sempre da zero nei dibattiti, come se mai nessuno fino a quel momento si fosse interrogato sul tema.

Ciò per cui il saggio di Sartre spicca in una maniera che lo raccomanda è che non si tratta di un'analisi sociologica o storica dell'antisemitismo europeo (anzi francese, visto che l'autore ha sotto gli occhi soprattutto gli esempi della Francia del secondo dopoguerra). Da filosofo Sartre analizza le forme del pensiero e del linguaggio antisemita, ed è talmente efficace nel caratterizzare questo comportamento che il lettore pensa di aver acquisito attraverso la lettura una particolare perspicacia nell'individuare l'antisemitismo anche nelle sue forme più larvate e mimetizzate.

Per questa ragione il lettore del saggio di Sartre, di fronte al disinvolto uso che si fa oggi dell'accusa di antisemitismo, rimarrà perplesso e penserà: "Ma di cosa diavolo stanno parlando? Hanno un'idea del significato delle parole che usano?"

Ai fini del discorso che mi interessa fare qui, a proposito della Fiera, mi rifarò ad un esempio di cliché antisemita che Sartre illustra nel suo libro. Un "vero" francese, giovane e di orientamenti moderni e liberali, che si è presentato ad un concorso pubblico di professore di liceo e che non ha avuto il posto si sente chiedere da un conoscente com'è andata. E risponde: "Male, ma che vuoi? Con tutti quegli Ebrei candidati che possibilità avevo io di farcela?" Il conoscente allora si dirà dispiaciuto dell'incidente, e il "vero" francese risponderà che non è una tragedia, che non ci teneva poi molto, e infatti non si era neanche preparato a puntino.

Sartre qui osserva che l'essersi presentato in competizione con Ebrei assume per il "vero" francese un valore di spiegazione dell'insuccesso che, singolarmente, finisce per avere un peso superiore alla sua scadente preparazione. Perché prendersi il disturbo di scendere nei dettagli di una cosa riuscita storta, quando di mezzo ci sono gli Ebrei, il che spiega già tutto?

Prendiamo ora una delle accuse ad Israele che più facilmente fanno scattare l'accusa di antisemitismo, e cioè l'affermazione che Israele è nato dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Dire ciò è senza dubbio antisemita. Chiameremo questa affermazione la proposizione I.

Qualcuno potrebbe obiettare che questa tesi storiografica è stata elaborata soprattutto dallo storico ebreo-israeliano Ilan Pappe, ed è perciò assurdo etichettarla di antisemitismo. Ma qui si risponderà che Ilan Pappe non può certo rappresentare il popolo ebraico. Lui è parte di una insignificante e sospetta minoranza che odia Israele, mentre le opinioni e i sentimenti verso questa nazione della stragrande maggioranza degli Ebrei di tutto il mondo sono ben differenti. Chiameremo questa la proposizione II.

A questo punto, guai a dire che sarebbe auspicabile un atteggiamento più critico verso Israele da parte delle comunità della Diaspora, e che non si può pretendere di essere gli eredi morali della tragedia dell'Olocausto quando si chiudono volentieri gli occhi a tutti i rapporti delle più rispettate organizzazioni dei diritti umani del mondo che documentano in maniera dettagliata il comportamento criminale di Israele verso i Palestinesi. Vi sentirete infatti rispondere che proprio queste parole, che mescolano il concetto generale di ebraismo con le vicende politiche dello stato di Israele, provano la falsità di intenti dell'antisionismo, che in realtà è solo una forma mascherata di antisemitismo. E questa è la proposizione III.

Rileggete ora insieme le proposizioni I, II, e II, e vedete se non presentano gli stessi non sequitur del "vero" francese citato da Sartre, che accusa gli Ebrei dei suoi insuccessi professionali nel momento stesso in cui ammette le sue carenze di preparazione. E' bianco, anzi no è nero, anzi no è sia bianco che nero. E' come meglio conviene al momento.

Vi è però tra le due situazioni una profonda differenza. Sartre sostiene che è inutile cercare di far ragionare l'antisemita, perché l'antisemitismo è una passione e non un'opinione. L'antisemita ha bisogno di essere antisemita, e non rinuncerà a questa soddisfazione pulsionale solo per onorare i requisiti della logica.

In chi muove accuse infondate di antisemitismo vi è invece qualcosa di diverso, una sorta di arrogante fiducia di non avere bisogno della logica per vincere la partita. Israele è la più grande potenza militare dell'occidente, è alleata con l'unica superpotenza mondiale, gode dell'appoggio dell'establishment mediatico europeo e statunitense, e ancora riesce a grattare il fondo del barile dei sensi di colpa degli Europei per le loro storiche responsabilità verso gli Ebrei. Combinando tutti questi fattori risulta che il messaggio contro Israele è debole e sporadico, quello filoisraeliano è come la pubblicità: enfatica, onnipervasiva ed ipnoticamente ripetitiva.

Chi ha voglia, con queste carte in mano, di perdere tempo con la logica?

postato da: LookingBackward alle ore 09:06 | link | commenti (1)
categorie: palestina, israele, antisemitismo

Commenti
#1   12 Maggio 2008 - 15:03
 
Da una settimana in Italia e` in atto una vile campagna mediatica e un vergognoso attacco di politici di governo e non contro il diritto alla critica e contro la liberta` di parola.
Tutto e` cominciato con una nota di dissenso verso l'organizzazione della fiera del libro di Torino che aveva deciso di avere Israele come ospite d'onore. Poi e` apparsa la lettera di Gianni Vattimo che spiegava i motivi del suo boicottaggio verso la fiera stessa. Parola chiave questa perche` il boicottaggio non era diretto verso gli scrittori Israeliani ma verso il comitato organizzatore per una scelta a dir poco sconcertante considerando fra l'altro che c'era stato in precedenza un invito quasi ufficiale all'Egitto prima che lo stesso comitato organizzatore cedesse alle inaccettabili pressioni delle lobbies ebraiche operanti in Italia e che tra l'altro hanno imposto una lista di scrittori Israeliani i quali su pressione del loro governo hanno firmato una formale dichiarazione nella quale si impegnavano a non criticare Israele. E qui` salta fuori tutta la malafede degli organizzatori. Se si voleva veramente dare risalto alla cultura Israeliana si dovevano invitare anche le voci dissenzienti come Ilan Pappe che e` stato costretto a rifugiarsi in Inghilterra dopo numerosissime minacce di morte mentre insegnava all'universita` di Haifa o come Norman Finkelstein che e` stato costretto a lasciare la SUNY di New York e trasferirsi in California. E invece sono presenti gli scrittori Israeliani dalla faccia pulita, quelli cioe` che in Europa vengono considerati liberali e pacifisti e cioe` Grossman che e` sempre stato favorevole alle invasioni del Libano e Yehoshua, fermo e convinto sostenitore del muro della vergogna o addirittura Morris che senza mezzi termini dichiara che si lui e` a conoscenza dei crimini di Isreale e li approva tutti.
Evidentemente il comitato organizzatore ha deciso di fare una scelta politica. Con l'invito a Israele e la censura di qualsiasi contradditorio anche all'interno degli scrittori Ebraici ha avallato quello che e` sempre stato lo scopo primario delle lobbies ebraiche. Leggittimare non lo stato di Israele ma avallarne la politica di brutale aggressione verso i Palestinesi. Farla accettare non solo "de facto", cosa che avviene ormai da 60 anni ma anche "de jure" come in America.
Vattimo e` stato subito etichettato come antisemita e addirittura come fascista da uno squallido e anonimo cartolaio di Torino e qui` si cade nel ridicolo se si pensa che oggi i sionisti vanno a braccetto con i fascisti, leggi Fiamma Tricolore Niserstein, come i preti e le camice nere durante il funesto ventennio. E`in questo clima di squallore e degrado morale che va inserita, purtroppo, la visita di Napolitano alla fiera del libro. Il presidente anche se non eletto direttamente dal popolo, ne rappresenta l'unita` ma sopratutto e` il garante della carta costituzionale che a quanto risulta non e` stata ancora bruciata da fascisti e leghisti. Tacciare di antisemitismo chi si dissocia dalla politica coloniale di Israele e` gia` di per se gravissimo, dare leggittimita` alla politica di uno stato che commette crimini contro l'umanita` e` intollerabile oltre che moralmente inaccettabile. Vale la pena ricordare al Sig. Presidente le parole del ex Presidente Americano Carter: "Il mondo sta assistendo ad un terribilecrimine contro i diritti umani a Gaza, dove piu` di un milione di essei umani sono stati imprigionati. Una intera popolazione sta subendo una brutale punizione"

Ph.D. New York
utente anonimo

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