
"E'stato un grande onore essere la prima ambasciatrice donna negli Stati Uniti d'America, e non vedo l'ora di affrontare questa nuova sfida", ha detto Nonoo.
Il decreto di mercoledì promulgato dal re Hamad bin Isa al- Khalifa, e subito riferito dall'agenzia di stampa ufficiale del Bahrein, non menzionava la destinazione di Nonoo, una donna di 43 anni, madre di due bambini. Ma la sua nomina presso l'ambasciata USA era nota mesi.
Il Bahrein - un'isola con governo sunnita e una maggioranza sciita - è uno stretto alleato degli USA ed ospita la 5° flotta della marina statunitense. Conta circa 50 cittadini ebrei su una popolazione di circa mezzo milione di persone.
Nonoo è stata membro della Shura, il consiglio legislativo i cui 40 membri sono nominati per tre anni.
Gli Ebrei emigrarono nel Bahrein nel 19mo secolo, per lo più dall'Iran e dall'Iraq. Il loro numero crebbe nel corso del ventesimo secolo, ma tornò a scendere con la creazione dello stato di Israele nel 1948.
Gli Ebrei mantengono un basso profilo nel Bahrein, lavorando per lo più in banca, in compagnie commerciali o nella rivendita.
Nel paese vi è anche una sinagoga ed un cimitero privato ebraico.
Fonte: Middle East Online
A margine del boicottaggio della Fiera Internazionale del Libro di Torino, sono tornate a fioccare con insolita frequenza le accuse di antisemitismo, e dato che io appoggio todo corde il boicottaggio di Israele - e non della sola Fiera -, e non sono antisemita, vorrei dire due parole sull'argomento.
Per cominciare dirò che se sono sempre stato un po' evasivo su questo argomento non è stato per quieto vivere, ma per una circostanza di cui porta la responsabilità Jean Paul Sartre. Nel 1946 Sartre scrisse uno straordinario saggio sull'antisemitismo, così penetrante e letterariamente pregevole, che riesce difficile aggiungere qualche parola sull'argomento, se non l'invito a leggerlo (si intitola appunto "L'Antisemitismo", ed è disponibile per pochi euro negli Oscar Mondadori). E' irritante, oltreché dispersiva, questa tendenza a ripartire sempre da zero nei dibattiti, come se mai nessuno fino a quel momento si fosse interrogato sul tema.
Ciò per cui il saggio di Sartre spicca in una maniera che lo raccomanda è che non si tratta di un'analisi sociologica o storica dell'antisemitismo europeo (anzi francese, visto che l'autore ha sotto gli occhi soprattutto gli esempi della Francia del secondo dopoguerra). Da filosofo Sartre analizza le forme del pensiero e del linguaggio antisemita, ed è talmente efficace nel caratterizzare questo comportamento che il lettore pensa di aver acquisito attraverso la lettura una particolare perspicacia nell'individuare l'antisemitismo anche nelle sue forme più larvate e mimetizzate.
Per questa ragione il lettore del saggio di Sartre, di fronte al disinvolto uso che si fa oggi dell'accusa di antisemitismo, rimarrà perplesso e penserà : "Ma di cosa diavolo stanno parlando? Hanno un'idea del significato delle parole che usano?"
Ai fini del discorso che mi interessa fare qui, a proposito della Fiera, mi rifarò ad un esempio di cliché antisemita che Sartre illustra nel suo libro. Un "vero" francese, giovane e di orientamenti moderni e liberali, che si è presentato ad un concorso pubblico di professore di liceo e che non ha avuto il posto si sente chiedere da un conoscente com'è andata. E risponde: "Male, ma che vuoi? Con tutti quegli Ebrei candidati che possibilità avevo io di farcela?" Il conoscente allora si dirà dispiaciuto dell'incidente, e il "vero" francese risponderà che non è una tragedia, che non ci teneva poi molto, e infatti non si era neanche preparato a puntino.
Sartre qui osserva che l'essersi presentato in competizione con Ebrei assume per il "vero" francese un valore di spiegazione dell'insuccesso che, singolarmente, finisce per avere un peso superiore alla sua scadente preparazione. Perché prendersi il disturbo di scendere nei dettagli di una cosa riuscita storta, quando di mezzo ci sono gli Ebrei, il che spiega già tutto?
Prendiamo ora una delle accuse ad Israele che più facilmente fanno scattare l'accusa di antisemitismo, e cioè l'affermazione che Israele è nato dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Dire ciò è senza dubbio antisemita. Chiameremo questa affermazione la proposizione I.
Qualcuno potrebbe obiettare che questa tesi storiografica è stata elaborata soprattutto dallo storico ebreo-israeliano Ilan Pappe, ed è perciò assurdo etichettarla di antisemitismo. Ma qui si risponderà che Ilan Pappe non può certo rappresentare il popolo ebraico. Lui è parte di una insignificante e sospetta minoranza che odia Israele, mentre le opinioni e i sentimenti verso questa nazione della stragrande maggioranza degli Ebrei di tutto il mondo sono ben differenti. Chiameremo questa la proposizione II.
A questo punto, guai a dire che sarebbe auspicabile un atteggiamento più critico verso Israele da parte delle comunità della Diaspora, e che non si può pretendere di essere gli eredi morali della tragedia dell'Olocausto quando si chiudono volentieri gli occhi a tutti i rapporti delle più rispettate organizzazioni dei diritti umani del mondo che documentano in maniera dettagliata il comportamento criminale di Israele verso i Palestinesi. Vi sentirete infatti rispondere che proprio queste parole, che mescolano il concetto generale di ebraismo con le vicende politiche dello stato di Israele, provano la falsità di intenti dell'antisionismo, che in realtà è solo una forma mascherata di antisemitismo. E questa è la proposizione III.
Rileggete ora insieme le proposizioni I, II, e II, e vedete se non presentano gli stessi non sequitur del "vero" francese citato da Sartre, che accusa gli Ebrei dei suoi insuccessi professionali nel momento stesso in cui ammette le sue carenze di preparazione. E' bianco, anzi no è nero, anzi no è sia bianco che nero. E' come meglio conviene al momento.
Vi è però tra le due situazioni una profonda differenza. Sartre sostiene che è inutile cercare di far ragionare l'antisemita, perché l'antisemitismo è una passione e non un'opinione. L'antisemita ha bisogno di essere antisemita, e non rinuncerà a questa soddisfazione pulsionale solo per onorare i requisiti della logica.
In chi muove accuse infondate di antisemitismo vi è invece qualcosa di diverso, una sorta di arrogante fiducia di non avere bisogno della logica per vincere la partita. Israele è la più grande potenza militare dell'occidente, è alleata con l'unica superpotenza mondiale, gode dell'appoggio dell'establishment mediatico europeo e statunitense, e ancora riesce a grattare il fondo del barile dei sensi di colpa degli Europei per le loro storiche responsabilità verso gli Ebrei. Combinando tutti questi fattori risulta che il messaggio contro Israele è debole e sporadico, quello filoisraeliano è come la pubblicità : enfatica, onnipervasiva ed ipnoticamente ripetitiva.
Chi ha voglia, con queste carte in mano, di perdere tempo con la logica?
Delle parole di Gianfranco Fini, che ha definito ieri il rogo di una bandiera d'Israele un atto peggiore di un assassinio compiuto da una banda neonazista, mi preoccupa una sola cosa: la serenità di spirito di chi, partecipando alla manifestazione di Torino, è stato investito da una simile oscenità , proferita da un'alta carica dello stato, con grande potenza mediatica e senza che nessuno, ma proprio nessuno, stavolta, invocherà il diritto al contraddittorio.
A queste persone voglio raccomandare di tener presenti due cose.
La prima è che Fini, questo Torquemada degli antisemiti, è stato il delfino politico di Giorgio Almirante, direttore durante il ventennio della rivista "La difesa della razza", edita proprio a ridosso della promulgazione delle leggi razziali. Poi ha cambiato parere sulla materia, e oggi è forse la personalità politica italiana più apprezzata dalla diplomazia israeliana. E questo ci dice cosa vale Gianfranco Fini e cosa vale Israele.
Secondo. Sentirsi dare degli antisemiti non è mai piacevole. Ma ricordatevi che esiste un'alta possibilità statistica che stanotte, nella West Bank, qualche camionetta di IDF è andata a fermarsi davanti ad una casa palestinese, la porta è stata buttata a terra, gli inquilini sono stati strappati dal sonno con urla e sottoposti ad abusi di ogni genere, secondo un copione del terrore scientificamente studiato dagli "esperti". I maschi adulti potrebbero essere stati deportati in Israele senza la possibilità di parlare con un avvocato e senza la possibilità di rivedere i propri cari per uno o due anni, in spregio alle Convenzioni di Ginevra. Se ai Palestinesi tocca sopportare questo, noi possiamo bene sopportare le miserie della politica italiana e dei suoi miserabili protagonisti.
Se ci facciamo intimidire da questo non possiamo essere di nessun aiuto ai Palestinesi.
Palestina libera!
Avete visto poco fa al TG1 delle 20:00 il servizio di Giulio Borrelli sulle primarie USA? Dopo qualche gustoso passaggio sugli sgambetti che i democratici Hillary e Barack si stanno facendo, Borrelli è passato a parlare del candidato repubblicano John McCain, che col suo passato di eroe del Vietnam (vi è copia di atti eroici anche nelle campagne della Wehrmacht in Russia e in Polonia, e nessuno ha mai dubitato che i nazisti fossero buoni soldati), ha detto di essere il "miglior comandante in campo" che gli USA possano avere. Poi in chiusura di servizio Borrelli ci ha informato che McCain sta per partire per Israele al fine di "assicurarsi l'appoggio delle potenti comunità ebraiche".
Ok, fermiamoci qui.
Se capisco bene, assumendo il TG1 di Gianni Riotta come manuale di riferimento della correttezza politica l'espressione "lobby ebraica" è da bandire, mentre "potenti comunità ebraiche" si può dire. E' così? Ho capito bene?
Lo chiedo perché non ho alcuna particolare affezione per l'espressione "lobby ebraica" e ne faccio volentieri a meno, a condizione che si possa salvare il concetto, esattamente nell'accezione in cui è stato usato da Giulio Borrelli, e cioè che in vista delle presidenziali è saggio "assicurarsi l'appoggio delle potenti comunità ebraiche".
Se si può dire così siamo a cavallo, e di recente si sono fatte parecchie polemiche inutili per uno sbagliato uso delle parole.
Cancellate "Lobby" e mettete "potenti comunità ebraiche" e avrete la benedizione di Giulio Borrelli e Gianni Riotta.
Basta capirsi.
GB
Amnesty International dice che la Commissione Winograd ha ignorato i crimini di guerra contro il Libano
LONDRA - Amnesty International ha definito 'profondamente carente' un rapporto pubblicato il 30 Gennaio dalla Commissione Winograd sulla condotta d'Israele durante la guerra con Hetzbollah del luglio-agosto 2006.
L'organizzazione ha dichiarato che il rapporto ha evitato di investigare un aspetto cruciale della guerra -- le politiche governative e le strategie militari che non hanno fatto distinzioni tra la popolazione civile libanese e i combattenti Hetzbollah, e tra le proprieta civili e le infrastrutture da una parte e gli obiettivi militari dall'altra.
"E' stata un'altra occasione mancata per analizzare le politiche e le decisioni dietro le gravi violazioni del diritto umanitario internazionale -- incluso i crimini di guerra -- commessi dalle forze isrealiane", ha detto Malcom Smart, direttore del Programma per il Medio Oriente e il Nord Africa.
"Le uccisioni indiscriminate di molti civili libanesi non coinvolti nelle ostitlità e la delibearata e gratuita distruzione di proprietà civili ed infrastrutture su una scala massiccia non hanno ricevuto alcuna attenzione da parte della commissione", ha detto Smart.
Per quanto non investita dei poteri di una comissione ufficiale, la Commissione Winograd aveva i poteri per citare testimoni e raccomandare l'incriminazione di funzionari trovati responsabili di volontaria o negligente condotta criminale.
Ma la commissione ha scelto di limitare i suoi lavori a rivedere la strategia militare e le decisioni politiche, e non ha comnpiuto alcun serio tentativo di investigare sulle violazioni del diritto umanitario internazionale, compresi i crimini di guerra, commesse dalle forze d'Israele, o per raccomandare misure per individuare e perseguire le responsabilità di queste violazioni. Il rapporto raccomanda lo sviluppo di meccanismi per assicurare l'efficacia del combattimento nella cornice legale del diritto umanitario internazionale, inchieste immediate dell'esercito in caso di preoccupazioni sulla possibilità che vi siano state violazioni del diritto umanitario internazionale, e una migliore preparazione per rispondere ai problemi umanitari sorgenti dall'azione militare. Ma vengono messe da parte le prove evidenti di serie violazioni del diritto internazionale, affermando che le intepretazioni del diritto umanitario internazionale sono controverse, che non erano in grado di gestire il volume dei dati, che le presunte violazioni erano già state investigate da altri organismi, e che queste accuse sono usate come arma di propaganda comtro Israele -- laddove vengono analizzate in dettaglio strategie militari e la conduzione di certe operazioni, anche in casi in cui vi erano state inchieste separate,
In base a questa ricerca sul terreno ed analisi della condotta delle ostilità nel 2006, Amnesty International ha concluso che fu la popolazione civile libanese -- non i combattenti Hetzbollah -- che pagò il prezzo più duro degli attacchi dell'esercito israeliano. Di circa 1,190 persone uccise, la grande maggioranza era fatta di civili non coinvolti nelle ostilità , tra essi centinaia di bambini. La schiacciante maggioranza delle case, proprietà e infrastrutture colpite dagli attacchi aerei e di artiglieria erano civili.
Altre organizzazioni umanitarie e dei diritti umani e organismi delle Nazioni Unite che hanno esaminato la situazione sono arrivate alla stessa conclusione. Nel suo rapporto del 10 novembre 2006 la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite concluse che vi era "... un significativo modello di eccessivo, indiscriminato, e sproporzionato uso della forza da parte di IDF [Forza di Difesa israeliana] contro i civili libanesi e obiettivi civili, che ometteva di distinguere i civili dai combattenti, e le proprietà civili dagli obiettivi militari". Un'inchiesta separata di quattro esperti indipendenti dell'ONU riferì anche nell'ottobre 2006 che "le informazioni a disposizione indicano con forza che, in molti casi, Israele ha violato i suoi obblighi legali nel distinguere tra obiettivi militari e civili; nell'applicare pienamente il principio di proporzionalità "
Inoltre, il lancio di centinaia di migliaia di cluster bomb, per un totale stimato di quattro milioni di granate cluster negli ultimi giorni della guerra hanno lasciato un'eredità letale. Questa continua a causare vittime tra la popolazione civile, tra gli operatori umanitari, e il personale di sminamento che rischia letteralmente la vita per rimuovere gli ordigni inesplosi.
"Sebbene la Commissione Winograd ha raccomandato che l'esercito riveda le sue politiche sull'uso di cluster bomb per assicurarne un uso che non violi il diritto umanitario internazionale e la disciplina dell'esercito, non ha proposto misure concrete", ha dichiarato Smart.
Il persistente rifiuto del governo d'Israele di fornire i dati relativi alle cluster bomb e alle esatte coordinate delle aree in cui sono state lanciate ha reso le già difficoltose operazioni di sminamento molto più lunghe e pericolose. A oggi, 40 persone (27 civili e 13 membri del personale di sminamento) sono state uccise, e 234 sono state ferite (200 civili e 24 membri del personale di sminamento) da ordigni inesplosi, e il centro di azione di sminamento delle Nazioni Unite (UN-MACC) ha identificato più di 900 siti contaminati da componenti inesplosi ma ancora letali di cluster bomb ed altri ordigni lanciati dalle forze d'Israele nel sud del Libano.
Amnesty International ha invitato il governo israeliano a:
- Fornire al UN-MACC i dati di lancio delle cluster bomb e le esatte coordinate delle aree nelle quali le sue forze hanno fatto uso di cluster bomb.
- Stalire una inchiesta indipendente ed imparziale sulle prove che indicano che le sue forze hanno commesso serie violazioni di diritti umani e del diritto umanitario internazionale durante il conflitto, compreso crimini di guerra, e assicurare che i responsabili siano portati davanti alla giustizia.
- Rivedere la sua interpretazione delle regole e dei principi riguardo i concetti di obiettivo militare, vantaggio militare e proporzionalità , per assicurare che la sua interpetazione sia pienamente conforme al diritto umanitario internazionale, e che l'esercito israeliano si attenga al dovere di prendere musure cautelative mentre conduce i suoi attacchi, così come nelle azioni di difesa, e non conduca attacchi come forma di punizione collettiva.
- Annunci una moratoria sull'uso di tutte le cluster bomb e, in ogni caso, assicuri che queste armi non siano più usate, in nessun caso, in aree civili.
L'organizzazione ha anche invitato Hetzbollah, le cui forze hanno anch'esse commesso crimini di guerra durante il conflitto del 2006, a :
- Rinunciare alle sue azioni illegali di rappresaglia con lanci di razzi contro la popolazione civile di Israele, e assicurare che i suoi combattenti adottino misure precauzionali sia in attacco che in difesa, compreso il bisogno di distinguere se stessi dai non combatenti nel modo più chiaro possiibile.
- Assicurare che Ehud Goldwasser e Eldad Regev, i due soldati israeliani catturati da combattenti Hetzbollah il 12 luglio 2006, siano trattati umanamente e che sia permesso alla Croce Rossa Internazionale di entrare immediatamente i dncontatto con loro.
Fonte: Middle East Online
[...] Era il periodo, difficilissimo per i comunisti, che va dalla firma del patto Ribentropp-Molotov all'aggressione nazista all'URSS. In questo senso è significativo un episodio: saputo che i comunisti negli Stati Uniti avevano iniziato una campagna antinterventista, egli si precipita ad informare un compagno, membro del comitato centrale del PC tedesco, che si dichiara d'accordo con i comunisti americani perchè, a suo parere, "...questa guerra non interessa la classe operaia internazionale"Per ragioni personali in queste settimane ho letto due manuali molto recenti di giornalismo, a cura del centro di Documentazione Giornalistica. I titoli sono: "E' l'agenzia bellezza", di Cesare Protettì e Stefano Polli, e "Paladini di carta", di Claudio Cerasuolo.
Questa lettura mi ha reso particolarmente sensibile al problema delle cinque W (who, why, when, what, where) con cui si dovrebbe confezionare ogni articolo giornalistico degno di questo nome.
Alla notizia diffusa dal TG5 oggi all'ora di pranzo, e dal TG1 nell'edizione delle 20, che "su Internet" è apparsa una "lista nera" di professori ebrei, in un blog che, proprio stamattina "è stato reso inaccessibile", verrebbe da chiedersi quali sono le cinque W alla base della notizia. Da quando era lì la lista? Chi l'ha scoperta? Che significa che stamattina il blog è stato reso "inaccessibile"? Che dicevano i messaggi "farneticanti" contro gli Ebrei?
Nessuna di queste domande trovava risposta nei due notiziari, e a giusta ragione: a Riotta e a Mimun interessava solo parlare di antisemitismo e fare un assist a Riccardo Pacifici.
Vedrete che se il boicottagio della Fiera del Libro di Torino continua a conquistare attenzione il Dottor Mengele aprirà un blog su Splinder.