Acthung Banditen

di Gianluca Bifolchi

Chi sono

Blogger: LookingBackward

Le traduzioni pubblicate sul blog sono a disposizione di chiunque voglia ripubblicarle altrove, a patto di riportare nome del traduttore e link. Gli eventuali commenti aggiunti da Gianluca Bifolchi possono essere omessi.

Per contatti

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 28 agosto 2008

Bad Company

Non sarà la prima volta che succede, ma certo io faccio fatica a trovare un precedente per ciò che sta accadendo in questi giorni con l'Alitalia. A differenza di altre megafrodi o megacrack, come quello dell'Ambrosiano o della Parmalat, non si tratta di qualcosa che viene alla luce a cose fatte, o che si palesa solo ai lettori occhiuti, pignoli e diffidenti delle pagine interne dei giornali. No, si tratta di un raggiro che abbiamo seguito dai primi vagiti sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e nelle notizie di apertura di tutti i Tg. E l'eminenza niente affatto grigia di tutto l'accaduto è un presidente del Consiglio che viaggia alto nei sondaggi di gradimento degli italiani.

Non mi unirò ai fastidiosi fremiti di indignazione di Eugenio Scalfari e Nanni Moretti per il tramonto dell'opinione pubblica italiana. Da costoro, infatti, preoccupati di salvare le proprie partecipazioni azionarie all'avventura del centrosinistra, non sentirete certo che l'atto di nascita dello scandaloso meccanismo che porta alla bad company fu la decisione di Romano Prodi, prossimo a lasciare l'incarico di Presidente del Consiglio, di concedere un "prestito ponte" all'Alitalia di 300 milioni di euro. Ben sapendo che non sarebbero mai tornati indietro, e dopo aver assicurato gli italiani che la vendita all'Air France era l'ultima spiaggia per salvare la compagnia di bandiera. Ma come tacere che la nostra democrazia riposa sulle spalle di una plebe lazzarona che ci ostiniamo a chiamare "cittadini", e che non ha capacità di giudizio - e soprattutto nessun interesse - se non per ciò che gli cade nel ventre?

So bene che il costume di appioppare etichette, invece di indagare le ragioni storiche per cui un popolo si comporta come si comporta, è tipico del pensiero reazionario. Ma a parte il fatto che chiamare la maggioranza degli italiani "plebe lazzarona" ha il suo fondamento storico, non fosse altro perché chiarisce la natura borbonica del processo di putrefazione che sta minando la società italiana, chi dice che anche l'insulto non abbia la sua funzione progressiva? Chi dice che qualche italiano, trovandosi sempre sbattuta sotto gli occhi l'abiezione in cui ha scelto di vivere, non abbia alla fine qualche palpito di coscienza civile?

A volte mi chiedo che resistenze potrebbe mai incontrare nella "società civile" italiana un nuovo Mussolini in ascesa, ammesso che l'autoritarismo postmoderno abbia ancora bisogno di buffoni in orbace per imporsi. Non parlo qui della resistenza attiva dei cittadini a difesa delle proprie libertà civili. Molto più banalmente mi chiedo se una palingenesi neofascista avrebbe bisogno di imporre cambiamenti significativi ai costumi degli italiani per farsi regime. La maggior parte di questi, nella Spagna franchista della prima metà degli anni settanta, si sarebbe probabilmente trovata come il topo nel formaggio. Nei bar non si parlava di politica, l'Opus dei si prendeva cura delle anime, e per il resto ci si concedeva tutta l'esistenza godereccia che era alla portata del proprio portafogli. Si, nei bar e sui treni d'Italia si parla ancora di politica, ma se agli italiani si dicesse che questo piccolo sacrificio è necessario per non avere più tra i piedi zingari e marocchini?


domenica, 22 giugno 2008

E fategli fare la comunione

Sono sicuro che la perorazione di Silvio Berlusconi a favore dei divorziati e del loro "diritto" a ricevere l'eucarestia troverà un paterno ascolto presso le gerarchie ecclesiastiche. Non dico che la spunterà, nonostante i grandi meriti che sta acquisendo sul piano dei privilegi ecclesiastici che il suo governo è deciso a concedere senza limite, ma le sue parole stimoleranno certamente qualche riflessione di pastorale saggezza. Del resto dal divorzio non si torna indietro (mentre con l'aborto non è detto), dunque perché dispiacere potenti personaggi tanto cattolicamente benemeriti come Berlusconi? Qualche concessione simbolica si potrebbe anche dargliela.

Ma mi interessa maggiormente la psicologia berlusconiana, in questo frangente, che la posizione della Chiesa. Credo che Berlusconi debba trovare una assurda enormità il fatto che lui debba adeguarsi alle regole della Chiesa, e non che queste si conformino al suo stile di vita. In fondo, se si fa la tara alle proporzioni plutocratiche di quest'ultimo, al suo nocciolo c'è l'apostolato evangelico diffuso tutti i giorni dalle reti Mediaset, e gaiamente ricevuto da pletore di cristiani consumatori che costituiscono il target privilegiato anche della Chiesa, che non va in cerca di nessun ascetismo.

Che significa "indissolubilità del matrimonio"? Va bene che se ne parli dal pulpito, ma se uno come Berlusconi rende il matrimonio "solubile" si capisce che un conto sono le prediche, ed altro la realtà. Proprio su questo devono fare i difficili, vescovi e cardinali? Se berlusconi si è fatto fotografare a novanta gradi mentre bacia l'anello del papa, perché non si può far fotografare con la lingua penzoloni mentre riceve l'ostia consacrata?

postato da: LookingBackward alle ore 10:19 | link | commenti
categorie: berlusconismo
giovedì, 19 giugno 2008

Leggi ad personam. Ci risiamo

L'umanità che riempie i ranghi più prossimi a Silvio Berlusconi è la più fondata giustificazione ad ogni misantropia dai tempi di Caino e Abele.

Che dopo la stagione di leggi ad personam di due legislature fa, individui collocati in cariche fatte oggetto di pubblica deferenza possano parlare a milioni di Italiani e sostenere con contegno imperturbabile che i maneggi di Berlusconi per schivare le insidie del codice penale sono in realtà ispirati da sollecitudine verso il bene comune, è indice di un'abiezione suprema. E le istituzioni che lo tollerano, e gli Italiani che lo accettano, testimoniano dello stesso squallore.

Per rappresentare lo stato dei costumi pubblici esito a ricorrere all'immagine della decomposizione, perché evoca sempre l'ambiguo simulacro di un'armonia perduta, di cui io non ho ricordi troppo precisi. Ma mi sembra fuori questione che la depravazione sostanziale ed immutabile del potere si mostri sempre più senza veli grazie ad una ciurma di intriganti demagoghi notevole soprattutto per la propria svergognatezza. E che alla svergognatezza devono l'ufficio che ricoprono.

L'apatia crassa che tutto ciò accoglie e sancisce dovrebbe dettare un po' di circospezione intorno alle favole sulla società civile.

postato da: LookingBackward alle ore 07:27 | link | commenti (1)
categorie: berlusconismo
sabato, 17 maggio 2008

dell'arte della guerra

di Gianluca Bifolchi

Il judo è una grande disciplina mentale, prima ancora che fisica. Essenzialmente si tratta dell'arte di battere il proprio avversario usando la sua stessa forza.

Sono sicuro che la "melassa" menzionata in tanti commenti a proposito del "dialogo sulle riforme" tra governo e opposizione, in qualche recesso del cervello strategico di Walter Veltroni deve trarre ispirazione da una suggestione orientale come la filosofia del judo.

In termini di arte della guerra, se ci pensate, è un diametrale cambio di scenario rispetto alle ultime elezioni politiche e amministrative, quando Berlusconi ha polverizzato l'avversario usando le sue stesse debolezze.

Ignoro il nome dell'arte marziale berlusconiana, ma sono sicuro che voglia riprovarci.

Su chi scommettete voi, su di lui o sul judoka Veltroni?

postato da: LookingBackward alle ore 09:00 | link | commenti
categorie: sinistra, berlusconismo, veltronismo
giovedì, 08 maggio 2008

calderoli il semplice

di Gianluca Bifolchi

Alla notizia che Roberto Calderoli diventava ministro alla "Semplificazione" mi è subito venuta in mente una celebre massima di Einstein: "Bisogna rendere le cose più semplici possibili, ma non più semplici". Credo che stesse fissando un parametro di stupidità.
Non credo affatto che Roberto Calderoli sia personalmente stupido, tutt'altro. Io lo considero piuttosto una specie di fool shakesperiano dalle insospettate profondità tragiche. Ma con lui è la stupidità e l'ottusità che vanno al governo. E non nel senso dell'avanzante leghismo, ma come essenza dello stesso berlusconismo (da intendersi come ideologia popolare e non come ciò che davvero passa in testa al Cavaliere).
Non mi sono mai scandalizzato del fatto che Berlusconi, nell'ormai lontano 93, fosse arrivato alla conclusione che se non "scendeva in campo" con l'obiettivo di diventare il Dominus della politica italiana (sia che stesse al governo o all'opposizione) c'era il rischio di essere associato alle patrie galere o persino di perdere "la roba".
Il mio motivo di scandalo è che tutto gli sia riuscito così facilmente, come se questo paese non stesse aspettando altro che lui.
Ciò è stato possibile non tanto perché poteva usare le televisioni, ma perché le aveva già usate per tanti anni, con tutto il tempo che voleva per preparare culturalmente il terreno, nei termini della produzione attiva di larghi strati di opinione pubblica sostanzialmente estranei ai più fondamentali requisiti della democrazia e dello spirito repibblicano. Primo tra tutti la separazione dell'interesse pubblico e dell'interesse privato.
Da questo punto di vista "La ruota della Fortuna" e l'essere presidente del Milan hanno potuto infinitamente di più che non Emilio Fede.
Naturalmente il compito gli era stato facilitato da decenni di dominio democristiano sui ceti moderati. Pasolini - un autore che non amo particolarmente - aveva definito la DC "un nulla ideologico-mafioso", e c'è da chiedersi se di fronte alla "discesa in campo" di Berlusconi c'era proprio bisogno di Mani Pulite per produrre la dissoluzione della decotta Balena Bianca. Pensate a Giovanardi.
Ma la stupidità era anche dall'altra parte, come sottoprodotto dell'ebbrezza di potere di una "sinistra" che era arrivata a pensare a Palazzo Chigi come la Merchant Bank del potere finanziario italiano, e a pensarsi insostituibile per questa ragione. Per costoro il conflitto di interessi esisteva soltanto durante le campagne elettorali, per intercettare il consenso di un elettorato in cui persistevano residui dello spirito della Costituzione repubblicana. Presi i voti, l'unico problema che restava era come farli fruttare al meglio nel trattare un modus vivendi con Berlusconi, la cui unica costante fosse l'intangibiltà di tutto ciò che interessava personalmente al Cavaliere.
La stupidità di questa sinistra si coglie abbastanza bene dai sorrisi tirati e nervosi che i suoi "leader" esibiscono di fronte alle telecamere a tanti giorni ormai da una sconfitta così piena ed umiliante. Si vede che non se l'aspettavano. Non si aspettavano il "pernacchio" insegnato da Eduardo De Filippo in un memorabile episodio de L'oro di Napoli (anche se il "pernacchio" di Eduardo aveva una nobiltà plebea che le schiere dei berluscones non si sognano neppure).
Ora Veltroni e Bettini stanno riflettendo sull'amara verità che combattere il Presidente del Milan a colpi di endorsement di Francesco Totti è come il tradizionale fico secco a un festino di nozze.

postato da: LookingBackward alle ore 08:43 | link | commenti
categorie: politica, sinistra, berlusconismo, veltronismo
lunedì, 17 marzo 2008

E se Berlusconi fosse davvero simpatico?

di Gianluca Bifolchi

Ad ogni giorno che passa, al mio tiepido orientamento di recarmi alle urne il 13 Aprile e votare per Sinistra Critica attribuisco sempre più il valore di una performance dadaista e sempre meno quello di un atto politico e civile.

La verità è che l'atto del voto, questa volta, francamente mi ripugna. L'atto fisico di uscire di casa per andare a mettere la mia crocetta su un pezzo di carta, mi sembra una colpevole compiacenza verso una frode che chiamano democrazia e che non lo è più. Non c'è buona volontà di questo o quel candidato che riesca a farmi cambiare idea.

Facevo questa riflessione proprio ieri quando, sull'esempio di uno dei pochi intellettuali italiani per cui ho una stima sincera, Gianni Vattimo, mi sono scoperto a concedermi il supremo snobismo di trovare Berlusconi simpatico.

E'stato quando ha detto ai suoi di fare attenzione perché c'era pericolo di brogli "dalla sinistra".

Ora, anche lasciando da parte che Enrico Deaglio ha portato buoni argomenti per credere che i brogli grossi alle ultime elezioni ci sono effettivamente stati, e che li ha fatti proprio Berlusconi, l'idea che il più grosso imbroglione della storia dell'Italia unitaria lanci l'allarme brogli mi dovrebbe indignare.

E invece non mi indigna. Mi fa ridere.

Il fatto è che l'indignazione, in politica, è un giudizio che dovrebbe sempre scaturire da parametri di etica pubblica. E quale sarebbe questa etica pubblica, in Italia?

Forse qualche anno fa si poteva ancora credere che il berlusconismo, nel suo sudiciume, fosse una anomalia della democrazia italiana. Ma oggi? Oggi che dall'altra parte c'è Walter Veltroni? Di fronte a queste prove generali di "larghe intese"?

Non è più logico pensare che il berlusconismo sia ormai solo l'espressione un po' folkloristica di un sistema che attraversa gli schieramenti?

E se è così perché non smettere di indignarsi e cominciare a godersi le doti indubbie di cabarettista di Berlusconi?

In poltrona, e qualcuno pensi al pop corn.

postato da: LookingBackward alle ore 17:28 | link | commenti
categorie: berlusconismo, veltronismo