Che brutta gatta da pelare per Cuba la storia della pallavolista Taismary Aguero, che è partita per l'isola caraibica ieri
per essere presente al capezzale della madre morente, abbandonando col permesso della federazone italiana le sue colleghe
della nazionale olimpica, che detiene tra l'altro il titolo di campione d'Europa.Taysmari Aguero, assai popolare a Cuba, e detentrice di ben altre due medaglie d'oro olimpiche, fuggì in Italia nel 2001 dietro una richiesta di "asilo politico", venendo poi naturalizzata, e diventando un asso del nostro campionato e della nostra nazionale. Si trovò molto bene, dato che la promessa pronunciata all'inizio della sua nuova vita da Italiana di non scendere mai in campo contro Cuba indossando i colori azzurri, fu poi dimenticata a beneficio della sua nuova patria.
Dato che di questa storia si parlerà parecchio in questi giorni, rimandiamo ad altro momento l'approfondimento di particolari che illustrano assai bene un lato poco conosciuto dello sport internazionale, e cioè il tentativo insistente e organizzato delle nazioni ricche di rubare i talenti delle nazioni povere. Azione a cui Cuba risulta particolarmente esposta dato che l'eccellenza dei suoi atleti (evidente dallo sbalorditivo medagliere olimpico) si coniuga con il rifiuto fermo del professionismo sportivo.
Ciò che ora merita commento è la preoccupazione che le autorità cubane potrebbero "trattenere" la Aguero, per via del suo espatrio illegale, e farle saltare i quarti di finale a Pechino, per i quali è previsto il suo ritorno. Leggo da varie agenzie di stampa che la diplomazia italiana si è messa in moto per evitarle l'inconveniente. Sentivo poco fa in tv Novella Caligaris che da donna di sport si improvvisava analista di relazioni internazionali per esprimersi ottimisticamente circa il ritorno senza problemi della Aguero perché "Cuba si sta aprendo".
In pratica, per tutti sembra essere un problema politico, e nessuno sembra pensare che se la Aguero ha un conto in sospeso con la giustizia cubana, la cosa potrebbe dover seguire il suo corso senza che la "diplomazia" possa farci niente.
Naturalmente nessuno è così ingenuo da ignorare che i governi, tutti i governi, hanno mille scappatorie per aggirare casi come questi. Basti pensare alla facilità con cui la Repubblica italiana riesce a gestire giuridicamente il furto di talenti alle nazioni più povere, anche quando le leggi sull'immigrazione si fanno più severe.
Così le autorità politiche di Cuba si trovano ad affrontare il seguente dilemma: lasciare che la Aguero cuoccia nel suo brodo quando verrà identificata all'aeroporto dell'Avana, e in questo modo chiarire ai propri cittadini che la legge è uguale per tutti; oppure mostrare sensibilità "umanitaria" e concedere per vie traverse alla Aguero i visti necessari per tornare a Pechino in tempo utile, scampando in questo modo l'inevitabile campagna di odio che si scatenerebbe su Cuba proprio nei giorni delle Olimpiadi.
C'era di che essere lieti del fatto che la maggioranza democratica al Congresso USA congelasse l'approvazione del TLC con la Colombia in base all'immagine non esattamente brillante del governo nel campo dei diritti umani, ed imponesse una redistribuzione dei fondi all'interno del Plan Colombia più sul versante della spesa sociale che di quella militare (col Pentagono che subito levava alte grida di dolore).
Purtroppo il Congresso si è ricordato anche di Cuba, e ha deciso di congelare l'assegnazione di 45 milioni di dollari del contribuente al cosiddetto programma "pro democrazia", che dovrebbe favorire la "transizione democratica" dell'isola. La decisione è dovuta all'impressionante corruzione dei gruppi anticastristi che operano negli USA. Varie audizioni parlamentari hanno documentato la scomparsa di 500 mila dollari dai conti di un'associazione appena nata a Washington, e la dilapidazione di altri 12.000 dollari in spese personali da parte del personale di un altro gruppo. Tanto per fare qualche esempio.
La decisione del congelamento di questi fondi e il discredito che cade sul movimento anticastrista statunitense sembrerebbe una buona notizia dal punto di vista cubano, ma non è detto che lo sia. In primo luogo è difficile gettare discredito su ciò che è già ampiamente screditato a livello planetario. In secondo luogo, ogni dollaro sottratto all'allegro magna magna degli anticastristi che vivono negli USA finirà alla corruzione che alligna nell'isola, e che fuori chiamano "dissidenza".
Non è certo che l'apertura di un ciclo democratico negli USA sia poi quel grande affare.
Avverto che i commenti che sto per fare al discorso con cui Raul Castro ha chiuso la prima sessione dei lavori parlamentari dell'Assemblea Nazionale di Poder Popular a Cuba sono semplici riflessioni umorali, e non argomentazioni di economia dello sviluppo o di costruzione del socialismo che richiederebbero una ben più ampia discussione dei dati di partenza. Questo non significa che prima o poi non torni sull'argomento per riprendere le mie posizioni attuali in maniera più informata e articolata.Dunque, Cuba si appresta ad elevare di cinque anni l'età pensionabile per allineare le prestazioni previdenziali alle tendenze demografiche della popolazione e ai limiti finanziari invalicabili della sicurezza sociale del paese. Niente di male in questo; qualcuno può pensare che un governo che dipende dal consenso popolare come quello cubano possa ridurre il livello di prestazioni senza valide ragioni?
Devo dire però che un po' mi turba che Raul abbia pensato bene di sostenere i suoi argomenti riportando i dati di un analoga tendenza all'età pensionabile negli USA e nell'Unione Europea. Non perché i problemi demografico-attuariali rispondano a logiche matematiche diverse secondo le latitudini, ma perché Raul non sembra rendersi conto che il dibattito sulla previdenza da noi è fortemente influenzato a) dal modello di stato minimo della dottrina neoliberista, che spinge il settore pubblico ad abdicare a quente più responsabilità sociali è possibile; b) dalle mire che gli ambienti bancari e finanziari hanno verso gli accantonamenti dei lavoratori e che in Italia hanno portato, ad esempio, allo scippo del TFR. E' interessante che Raul ponga in rilievo le notevoli analogie demografiche di Cuba (quanto a speranza di vita e tasso di natalità ) con quelle di Francia e Italia, ma sono modelli sociali molto diversi.
Qui non si tratta, ovviamente, di diluire la matematica finanziaria con i sogni dell'ideologia, ma se le premesse del dibattito sulla previdenza nei paesi europei sono buone anche per Cuba, perché fermarsi qui? Perché non considerare anche i dati del mercato del lavoro che sono alla base della Direttiva del Ritorno - che serve a irrigidire i controlli sui flussi migratori in Europa attraverso la criminalizzazione della clandestinità - che è stata oggetto di un duro attacco da parte della stessa Assemblea Nazionale Cubana, che aveva precedentemente discusso le proposte contenute nel discorso di Raul? Credono a Cuba che gli euroburocrati avrebbero difficoltà a produrre argomentazioni a sostegno della Direttiva del Ritorno altrettanto ricche di numeri del discorso con cui Raul sostiene l'innalzamento dell'età pensionabile?
Altra questione. Raul sostiene che occorre immettere criteri meritocratici nella politica salariale del paese, e che il lavoratore ha diritto di vedersi giustamente remunerato il suo contributo al benessere generale. Dice Raul "l'uguaglianza non è ugualitarismo, l'uguaglianza è uguaglianza di diritti e opportunità , non di redditi", e poi "pagare tutti lo stesso è un modo con cui il cattivo lavoratore sfrutta il buon lavoratore".
Faccio notare che esistono definizioni di socialismo assai diverse da quelle dell'uguaglianza di diritti e opportunità , ma non di redditi. Non voglio dire che quella di Raul sia meno valida, ma infastidisce che pronunci questa perla di saggezza popolare con lo stesso tono con cui potrebbe pronunciarla Renato Brunetta o Antonio Martino, senza neanche cambiare una sillaba.
E la meritocrazia sarà certo una buona cosa, ma chi ha letto i discorsi di Che Guevara ai tempi in cui dirigeva la Banca Centrale o il ministero dell'Industria a Cuba sa che per lui, di fronte alla realtà dell'esistenza di buoni e cattivi lavoratori, il problema non era quello di attuare una politica di incentivazioni economiche che riflettesse e cristallizzasse questa realtà , ma quello di capire perché esistessero buoni e cattivi lavoratori, e come fare in modo che i cattivi lavoratori diventassero buoni lavoratori senza ricorrere alla monetizzazione della produttività personale.
Che Che Guevara fosse vittima di una visione romantica della rivoluzione è certo possibile. Che anche lui oggi potrebbe sposare visioni come quella di Raul è ugualmente possibile. Ma se Che Guevara continua ad essere buono per i murales e le frasi magniloquenti, forse occorrerebbe fare i conti con TUTTA la sua eredità , discutendone apertamente i limiti. Se limiti ci sono.
Parliamoci chiaro, non si può discutere queste questioni dimenticando non solo gli ottimi rapporti tra Cuba e Cina, ma anche le continue celebrazioni si fanno a Cuba dello sviluppo economico cinese. Ma l'economia cinese non è un'economia socialista, è un'economia capitalista della specie più sordida.
Sto suggerendo che Raul abbia aperto con prudenza il cammino verso il modello cinese? Niente affatto, visto che esistono anche ragioni diplomatiche molto serie per un legame assai stretto con la Cina (che in parte va a sostituire quello che c'era una volta con l'URSS), e che non hanno a che fare con i modelli economici.
Ma se Fidel si sente in dovere di intervenire su un argomento come il blog di Yoany Sanchez per lamentare che una giovane ed istruita cubana ammannisca banalità come quella del "non c'è più destra e sinistra", allora anche i discorsi di Raul possono essere pesati al bilancino, tenendo di vista tutte le possibili implicazioni.
Devo prima di tutto chiarire che ci troviamo di fronte ad un libro atipico: si tratta della raccolta di sette recensioni di
altrettanti DVD che, editi dall'Istituto Cubano dell'Arte e dell'Industria Cinematografica (ICIC), riassumono la storia
audiovisiva della rivoluzione cubana.
Il nostro mercato fa cose incomprensibili come vendere ogni settimana con il periodico i pezzi di una posateria, i coupon per vincere un GPS o... i DVD della rivoluzione cubana. Per chi non lo sapesse, è così che hano distribuito in Spagna il DVD che Manuel Talens analizza in questo libro.
Il mio amico Santiago Alba e la mia esperienza a Telesur mi hanno fatto odiare l'immagine come risorsa comunicativa e informativa. Essa opera imponendo l'emozione e il sentimento al di sopra della ragione, della riflessione e del rigore dei dati. Ovvero un'aberrazione per quanti di noi continuano a rendere voti al razionalismo e alla veridicità dell'informazione. Tuttavia, sarebbe un errore disprezzare questa modalità comunicativa e lasciarla al nemico, ossia, al mercato, all'industria della comunicazione, ai poteri politici reazionari e ai governi imperialisti. L'immagine, ossia la televisione, i cinema, il documentario funzionerebbero in questo modo come armi, qualcosa di odioso. Non è forse odioso un marchingegno che entra in una mano e, dopo aver premuto una parte della sua struttura, lascia uscire un oggetto metallico che perfora un corpo e recide una vita? Ma nonostante ciò credo che non dobbiamo rinnegare il suo uso per lasciarlo in esclusiva a quel demonio che ho menzionato poc'anzi.
Manuel Talens è riuscito con questo libro ad allontanare da me, in parte, questo pregiudizio contro l'immagine, perché con le sue parole scritte ha portato quella razionalità , quella riflessione, quell'analisi e quei dati che, come ho detto, sono estranei alla risorsa audiovisiva. Ora, grazie a questo volume, possiamo finalmente leggere un DVD e non soltanto vederlo come si trangugia un beverone: Manuel ha inventato la simbiosi tra la lettura e l'immagine, ha inventato un nuovo genere, l'immagine ragionata, che tanto mi mancava.
La panoramica che questo libro ci dà della storia audiovisiva della Cuba rivoluzionaria è un esempio di documentarismo che si impregna dei valori di questa rivoluzione, che sono l'impegno,la solidarietà , l'austerità e il talento. Se ci pensiamo su, è quello che questa rivoluzione ha fatto con tutto quello che tocca. Lo ha portato nelle missioni internazionali, al Venezuela bolivariano, all'ultimo angolo di un'associazione di solidarietà con Cuba, ed accompagna anche ogni Cubano quando esce dalla sua isola. Una volta mi hanno raccontato che quando un gruppo di Cubani devono andare fuori dal loro paese per più di un mese creano un collettivo rivoluzionario che dibatte, analizza ed applica quotidianamente i valori della sua rivoluzione.
Questi documentari che Talens analizza - e rende razionali -, sono l'antitesi di Hollywood: laddove gli Statunitensi hanno effetti speciali, i Cubani incorporano la realtà ; quando il gringo inocula inganno storico, la rivoluzione cubana presenta rigore, e quando l'estetica hollywoodiana cerca di colonizzarci con l'immagine di un impero dal volto umano, a Cuba basta presentarlo come impero, perché gli imperi non sono mai umani.
Un'altra cosa che ho sentito leggento questi DVD - che è quello che si fa con questo libro, leggere DVD - è l'invidia per un popolo che ha, oltre a una più che onorevole storia contemporanea, un patrimonio documentario che la raccoglie. Magari noi Spagnoli tenessimo archiviata con un rigore simile la nostra II Repubblica o i dettagli che ci occultano della nostra transizione. Questo libro ci aiuta a comprendere come ci hanno rubato la nostra storia, come ci occultano la democrazia repubblcana, e come ci ingannano con la frode della transizione.
E naturalmente ci permette anche di conoscere la verità su Cuba, la verità sempre sepolta dalle menzogne sulla realtà di questo paese. Menzogne e silenzi. Silenzi sul terrorismo degli Stati Uniti contro Cuba o sul ruolo di Cuba nella vittoria contro l'apartheid in Africa.
Ma attenzione, perché se ogni pagina di questo libro di Manuel Talens trasuda impegno e ammirazione a favore della rivoluzione cubana, una cosa che non ci nasconde e di cui anzi ci avverte fin dall'inizio, è la sua completa onestà nel commentare e criticare in maniera tecnica alcuni dei documentari. Una prova in più che la sincerità non è imbrigliata dalla lealtà .
Per riassumere, grazie Manuel per avermi dato fiducia nell'immagine,un'immagine che tanto odio e a cui hai dato dignità con
la parola scritta. Cuba en el corazón, insisto, ha il gran valore di rendere razionale l'immagine irrazionale; di
apportare riflessione a un linguaggio che in genere ricorre all'emotività , e di dotare di rigore storico un messaggio
audiovisivo che normalmente è il terreno privilegiato della manipolazione. Benvenuto al generdell'immagine ragionata.
Fonte: Rebelión
L'installazione di un cavo sottomarino in fibra ottica tra Venezuela e Cuba è stato presentanto oggi dalla stampa locale come un pietra miliare nella storia delle telecomunicazioni internazionali dell'isola.
Il quotidiano Granma ha dedicato la sua pagina centrale al progetto di integrazione che moltiplicherà per tremila la capacità cubana di comunicazione con l'estero.
La linea unirà la regione venezuelana di Camuri con il litorale sudorientale cubano di Siboney, con circa 550 chilometri di fibra ottica dello spessore di un capello umano.
Secondo l'ingegnere Wilfredo Morales, direttore dell'impresa mista Telecomunicaciones Gran Caribe, questo progetto strategico metterà fine alla dipendenza cubana dai costosi servizi satellitari, resi più cari per via del blocco economico degli Stati Uniti.
Morales ritiene che la selezione del fornitore avrà luogo il prossimo agosto, e la collocazione del cavo avverrà tra la fine del 2009 e la fine del 2010, per essere praticamente subito operativo.
La connessione - con una capacità totale di 640 Gigabytes e tecnologia di punta a livello mondiale - girerà attorno all'arco delle Antille e alla fossa di Battle, la cui profondità è di circa 1.400 metri.
Questo progetto renderà più economica ed eleverà la capacità di trasmissione dati, voce e video, e in futuro potrebbe servire anche paesi come il Nicaragua e Haiti, aggiunge Granma.
Il blocco anticubano imposto da Washington circa mezzo secolo fa ha impedito ad altre compagnie di collegare l'isola a linee come la Miami-Cancún, che passa a soli 32 chilometri dalla capitale cubana.
Non si è parlato molto da noi del caso di censura su Internet subito da Steve Marshall da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Il fatto che ci sia di mezzo Cuba, su cui ogni aggressione appare lecita, non dovrebbe comunque lasciare indifferenti quanti tengono al diritto di espressione su Internet.
Steve Marshall è un imprenditore turistico britannico, anche se ormai trapiantato a Tenerife, in Spagna, e la sua agenzia, la Travel & Marketing International, offre pacchetti turistici nell'area dei Caraibi.
Alla fine del 2007 Marshall fu sorpreso dall'assenza totale di prenotazioni per il prossimo viaggio in programma, e dopo qualche verifica scoprì che i suoi siti (ottanta in tutto) erano stati bloccati. Alcuni dei suoi URL erano www.cuba-hemingway o www.cuba-havanacity.com.
La ragione del problema fu presto chiarita. I servizi offerti dall'agenzia di Marshall violavano l'embargo imposto a Cuba dal 1962. Erano infatti finiti sul libro nero dell'Ufficio del Controllo sui Beni all'Estero (OFAC), articolazione del Dipartimento del Tesoro che sanziona quanti hanno legami commerciali con Cuba.
Chi comunque operò la cancellazione delle pagine web fu la eNom Inc, la seconda compagnia di registrazione di domini Internet del mondo, che opera nell'orbita dell'ICANN, l'organizzazione che amministra e gestisce la Rete attraverso una funzione molto simile all'assegnazione di distretti postali.
Il fatto che i server della T&M siano su territorio britannico, e che l'agenzia sia registrata in Spagna, non sembra rappresentare un limite di giuriusdizione per il governo USA, che agisce in base alla Legge Torricelli del 1992 e alla legge Helms-Burton del 1996.
Queste leggi, che hanno reso ancor più pesante l'embargo, permettono la connessione via satellite (più lenta e costosa del collegamento tramite cavo oceanico) di Cuba a Internet, ma il servizio deve essere contrattato presso imprese nordamericane o loro consociate. Inoltre, vi è la clausola secondo cui l'uso della connessione Internet per condurre attività commerciali con l'isola dall'esterno può essere assoggettata a multa di 50.000 dollari.
Più specificamente, la legge Helms Burton stabilisce che ogni impresa non statunitense che faccia affari con Cuba può andare incontro a rappresaglie legali, e i suoi dirigenti possono vedersi negare il visto di ingresso negli Stati Uniti. La proibizione si estende ai contatti con ditte che figurino nell'elenco della OFAC.
Steve Marshall ha sporto reclamo presso la Commissione Europea, che ha risposto: "Dal momento che la eNom è un'impresa nordamericana, non si può applicare il requisito di disobbedienza alla legge extraterritoriale degli Stati Uniti che menziona lo Statuto del Blocco". Il requisito di disobbedienza è uno strumento legale di cui la Commissione si è dotata per proteggere le proprie imprese e i propri cittadini contro azioni legali degli USA in controversie per relazioni con paesi terzi.
Marshall ha nel frattempo aperto nuovi domini su un registrar europeo, ma non potrà più vendere pacchetti a clienti statunitensi.I suoi problemi segnalano comunque la posizione di privilegio che gli Stati Uniti hanno nel controllo di Internet, che prevede persino la possibilità da parte del governo USA di bloccare la Rete, dato che i computer che realizzano la connessione tra l'utente e la pagina web desiderata sono tutti sul suo territorio.
L'ICANN ha chiesto all'inizio di quest'anno di diventare un ente indipendente, sottratto alla supervisione del Dipartimento del Tesoro USA.
Il New York Times, a proposito del caso Marshall, ha espresso perplessità sui criteri con cui l'OFAM compila il suo libro nero.
Susan Crawford, docente di Yale e membro dell'ICANN, ha dichiarato: "Sembra che l'OFAM detenga il potere di far sparire contenuti dalla Rete". Prerogativa che può facilmente convertirsi in uno strumento di censura, mentre moltissime persone disinformate continuano a credere che Cuba non consenta l'uso di Internet ai suoi cittadini.
Non potete sopprimere la verità assassinando i giornalisti, ha detto Tubal Paez, presidente dell'Unione Giornalisti di Cuba. Circa centocinquanta tra giornalisti,ambasciatori, politici ed altri ospiti, cubani, sudamericani e di altri paesi, si sono incontrati all'istituto di giornalismo internazionale Jose Marti per onorare il cinquantesimo anniversario della morte di Carlos Bastidas Arguello, l'ultimo giornalista ucciso a Cuba. Carlos Bastidas aveva solo 23 anni quando è stato assassinato dalla polizia segreta di Fulgencio Batista, dopo aver visitato le forze di Fidel Castro sulle montagne della Sierra Maestra. Edmundo Bastidas, fratello di Carlos, ha raccontato come un fiume di cambiamenti prese a scorrere dalle montagne della Maestra, simbolizzato dagli sforzi di suo fratello per assicurare un nuovo futuro per Cuba.
La celebrazione all'Avana è stata tenuta in onore della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, che si tiene ogni anno a Maggio. La Giornata della Libertà di Stampa fu proclamata nel 1993 dalle Nazioni Unite per onorare i giornalisti che avevano perso la loro vita per portare la notizia, e difendere la libertà dei media in tutto il mondo.
Nei miei cinque giorni all'Avana, ho incontrato dozzine di giornalisti, studenti e insegnanti di scienze della comunicazione, rappresentanti sindacali e politici. Lo scopo fondamentale della mia visita era determinare lo stato della libertà dei media a Cuba, e costruire una migliore comprensione tra gli attivisti della democrazia dei media negli USA e quelli a Cuba.
Ho visitato le due principali stazioni radio dell'Avana, Radio Rebelde e Radio Avana. Entrambi hanno l'acceso Internet a più fonti globali di news, compreso la CNN, la Reuters, l'Associated Press e la BBC, e con diverse agenzie che forniscono le notizie per le trasmissioni pubbliche. Oltre 90 comuni a Cuba hanno le loro stazioni radio locali, e vi sono corrispondenti da ogni provincia.
Nel corso di diverse ore in ogni stazione radio sono stato intervistato in diretta sulla concentrazione dei media e la censura negli Stati Uniti, ed ho potuto fare domande ai giornalisti anche sulla censura a Cuba. Delle dozzine che io ho intervistato tutti hanno affermato di godere di piena libertà di scrivere e trasmettere qualunque notizia di loro scelta. Ciò suona molto distante dal sistema mediatico stalinista così spesso descritto dagli interessi USA.
Ciò detto è stato presto chiaro che i giornalisti cubani condividono un senso comune di continua minaccia controrivoluzionaria dai Cubano-Americani finanziati dagli USA che vivono a Miami. Questo sentimento non è del tutto infondato visto che centinaia di azioni terroristiche contro Cuba con sostegno USA hanno avuto luogo negli ultimi cinquanta anni. Oltre all'invasione della Baia dei Porci nel 1961, questi attacchi includono l'attentato nel 1976 ad un aereo civile cubano, da cui ricultò la morte di settantre persone, la diffusione nel 1981 di un'epidemia di febbre dengue che uccise 158 persone, e diversi attentati dinamitardi negli hotel negli anni 90, uno dei quali causò la morte di un turista italiano.
Nel contesto di questa minaccia esterna i giornalisti cubani riconoscono tranquillamente che di tanto in tanto ricorrono all'autocensura riguardo a notizie che potrebbero essere usate dal nemico contro il popolo cubano. Nondimeno, i giornalisti cubani danno grande valore alla libertà di stampa e non ci sono prove di aperte restrizioni o di controllo governativo.
I giornalisti cubani si lamentano che i grandi media USA sono prevenuti e rifiutano di dare copertura agli aspetti positivi del socialismo a Cuba. Alla maggior parte degli Americani sono ignoti i fatti che Cuba è il paese numero uno al mondo in agricoltura biologica, che ha un impressionante sistema di assistenza sanitaria con un tasso di mortalità infantile inferiore a quello degli USA, che addestra medici provenienti da tutto il mondo, e che ha goduto di un incremento del PIL del 43% negli ultimi tre anni.
Ricardo Alarcon, Presidente dell'Assemblea nazionale, ha discusso la parzialità dei media USA: quanto spesso vedete Gore Vidal intervistato dai media USA? ha chiesto. Vidal ha di recente sostenuto che gli USA sono nella fase peggiore della loro storia. Forse Cuba si basa troppo sui grandi media, ha detto, i giornalisti cubani hanno bisogno di legarsi maggiormente a fonti di stampa indipendenti negli USA. Alarcon è andato oltre dicendo che Cuba permette alla CNN, ad AP, e al Chicago Tribune di mantenere uffici a Cuba, ma che gli USA non permettono ai giornalisti cubani di lavorare da loro.
Col progredire del sistema socialista cubano, gli USA fanno di tutto per imporre artificiosamente condizioni di guerra fredda, mantenendo un boicottaggio economico, finanziando attacchi terroristici, mandando nelle acque dei Caraibi una flotta navale anti-terrorismo, e limitando progressivamente i permessi ai cittadini USA di viaggiare a Cuba. E' ora di rovesciare questa posizione di isolazionismo da guerra fredda, rispettare la scelta del popolo cubano di un sistema socialista, e costruire una relazione positiva e funzionale tra i giornalisti a sostegno della democrazia nei media di entrambe i paesi.
Peter Phillips è un professore di sociologia alla Sonoma University, e un direttore di Project Censored, un centro studi sui media. Ha viaggiato a Cuba come ospite della Unione Giornalisti di Cuba
Fonte: Progressive
La possibile eliminazione della dualità monetaria a Cuba, uno dei problemi più complessi della sua economia, non restituirà potere d'acquisto alla popolazione, né creerà "di per sé" nuova ricchezza, avverte un documento preparato dai militanti del Partito Comunista al governo.
Il testo che guiderà l'analisi del tema nelle riunioni di studio previste a metà di questo mese, tanto in questa organizzazione politica come nell'Unione dei Giovani Comunisti (UJC, nella sigla in spagnolo), cerca di corregere la mancanza di informazione riguardante l'esistenza di una moneta nazionale ed una convertibile, la disparità tra le due e la loro possibile unificazione.
. Questa discussione riveste una speciale importanza nella fase aperta dopo l'annuncio, il 28 Aprile, che alla fine del 2009 si terrà i già rinviato VI Congresso del Partito Comunista di Cuba (PCC), che dovrà tracciare la rotta da seguire nei prossimi anni. La normale scadenza dei congressi è di cinque anni, benché in questo caso la V edizione si tenne nel 1997.
Inoltre si tratta di un tema che richiede consenso ed è stato ben presente nei dibattiti promossi dallo stesso governo a margine del discorso pronunciato il 26 Luglio 2007 da Raul Castro, allora presidente ad interim a causa della malattia di suo fratello Fidel, e oggi riconfermato nella carica.
Gli specialisti hanno ricordato che la dualità monetaria potrebbe anche figurare tra quegli argomenti che richiedono analisi "profonda, razionale e collaggiale" menzionati da Raul Castro quando il 24 febbraio ha assunto la presidenza del Consiglio di Stato.
In questa occasione il dirigente governativo disse che per evitare effetti traumatici ed incongruenze, qualunque cambiamento legato alla moneta deve essere concepito sotto un'angolazione a 360 gradi, che tenga conto di fattori come il sistema salariale, i prezzi al dettaglio, le forniture gratuite e i sussidi statali per molte merci e servizi.
"La gente si aspetta che quando la dualità monetaria verrà eliminata il suo reddito reale migliorerà , una cosa che non può accadere se non c'è incremento della produzione", dice Pável Vidal, professore e ricercatore del Centro Studi di Economia Cubana (CEEC, secondo la sigla in spagnolo), dell'Università dell'Avana, rispondendo a IPS.
Autore di vari articoli sul tema, Vidal sostiene che l'eliminazione della doppia moneta e una politica monetaria e salariale più flessibile, accompagnate da riforme strutturali, comporterebbe benefici allo sviluppo dell'economia cubana che si tradurrebbero in una graduale soluzione di molte delle carenze e difficoltà che opprimono una buona parte della società cubana.
Al riguardo il materiale di studio del PCC afferma che la soluzione alla perdita del potere d'acquisto del salario non dipende da decisioni i cui effetti si riflettono solo alla sfera monetaria, ma dalla produzione, che deve garantire l'adeguato funzionamento dell'economia.
Allo stesso modo chiarisce che l'eliminazione della doppia moneta non può essere conseguita mediante la sostituzione del peso cubano al peso convertibile ad un tasso di uno a uno, "come alcuni potrebbero erroneamente pensare". Il peso convertibile (cuc) vale presso gli uffici statali di cambio (Cadeca S.A.) 25 pesos cubani e 1,25 dollari statunitensi.
"L'unificazione monetaria sarà raggiunta nel momento in cui il peso cubano sarà l'unica moneta che circola nel nostro paese, con un unico tasso di cambio, ma questo ed il potere d'acquisto di questa moneta unica - il peso cubano - non dipendono e non dipenderanno da una decisione amministrativa, ma dal livello di forza ed efficienza" dell'economia, si legge nel testo.
Secondo Vidal da vari anni esistono le condizioni per passare ad una moneta unica, dato che le finanze interne presentano uno stato "abbastanza equilibrato" e l'economia si è "dedollarizzata" nel 2004, quando la libera circolazione della moneta statunitense è stata sostituita dal peso convertibile.
Secondo lui il "collo di bottiglia" sta nel risolvere alla base la dualità del tasso di cambio, che nelle imprese è uno a uno, mentre presso le Cadeca è di 24 pesos all'acquisto e di 25 alla vendita, passare ad un sistema di cambio o di cambio unico, e poi dare convertibilità al peso cubano nel segmento dell'impresa.
L'esperto ritiene che si potrebbe cominciare dalla svalutazione graduale del peso cubano nelle imprese e, parallelamente e in funzione della crescita economica, si rivaluterebbe gradualmente il tasso di cambio delle Cadeca.
"Quando questi due tassi di cambio si incontrano, si potrebbe passare ad una sola moneta", chiarisce Vidal.
Per lo specialista la dualità monetaria complica la contabilità e la politica economica, impedisce relazioni e fusioni tra aziende, indebolisce il mercato interno, sfavorisce l'espansione delle esportazioni e limita l'investimento straniero, tra gli altri impatti negativi.
Lo stato paga i salari e le pensioni in pesos cubani, utilizzati per pagare i servizi pubblici di base, frequentare centri culturali e sportivi, acquisire alcuni prodotti industriali, gli alimenti negli agromercati e quegli articoli sovvenzionati riguardanti una cesta alimentare rivolta alle famiglie.
A sua volta il peso convertibile, che rimpiazza il dollaro statunitense dal 2004, permette di accedere a determinati servizi e fare acquisti nelle cosiddette "rivendite di recupero in divisa" (TRD, dalla sigla inspagnolo), anch'esse statali, in cui vengono offerti prodotti di base di qualità più elevata, così come elettrodomestici, mobilio ed altri generi di consumo domestico.
Create al principio degli anni 90, insieme alla depenalizzazione del possesso di dollari statunitensi, le TRD protraggono da allora un regime di prezzi gravati da un imosta al consumo intorno al 200% sulla tariffa all'ingrosso di importazione.
La liberallizzazione della vendita a partire da aprile nelle TRD di varie tipologie di elettrodomestici, tra cui computer precedentemente proibiti per i consumatori nazionali, ha fatto aumentare nelle ultime settimane le vendite di questa rete commerciale ed ha permesso il recupero di circolante in cuc in una quantità non comunicata ufficialmente.
Ma la famiglia cubana si vede anche obbligata a rivolgersi a questo mercato per completare la sua dieta alimentare con prodotti di prima necessità che la carta annonaria non include. Perciò alcuni economisti considerano importante un ribasso dei prezzi che dia maggiore capacità di acquisto a chi ha meno risorse.
La dualità monetaria si impose nel contesto delle misure adottate dal governo cubano per affrontare la crisi economica innescata nell'isola dopo la sparizione dell'Unione Sovietica e del campo socialista europeo, verso cui erano orientate in maggioranza le sue relazioni commerciali.
Tra il 1989 e il 1993 il prodotto interno lordo cadde del 35%, si perse più dell'80% del commercio estero, il consumo di combustibile si ridusse a meno della metà e scomparvero le fonti esterne di finanziamento.
Il testo del PCC cità anche tra le cause della recessione l'approvazione negli Stati Uniti delle leggi Torricelli (1992) e Helms-Burton (1996) che accentuarono il blocco economico (che questo paese chiama embargo) contro Cuba, in vigore dagli anni 60 e ostacolarono il suo reinserimento finanziario e commerciale nel mutato contesto.
Carlos Franqui è dissidente anticastrista in servizio permanente effettivo sulle pagine di Repubblica. Se un uragano si abbatte sull'isola caraibica si può stare certi che Ezio Mauro gli chiederà duecento parole per valutare se questo affretta la caduta del regime o se la nomenklatura metterà le mani nella cassa della protezione civile. Se Castro si prende il raffreddore, Repubblica offrirà uno spazio a Carlos Franqui per spiegare come già ai tempi della Sierra Maestra Fidel ricorreva a questo trucco per commuovere la bassa forza e tacitar il dissenso verso la sua leadership nelle alte sfere. Se risulta che l'occupazione a Cuba è salita, una spalla di Repubblica permetterà a Carlos Franqui di spiegare che i dati sono truccati. Se il PIL cubano scende, in un trafileto di Repubblica Carlos Franqui spiegherà che la verità non può più essere nascosta.
Più che un dissidente Carlos Franqui è una specie di polizza d'assicurazione. Di Cuba Repubblica preferirebbe non parlare proprio, dato che mai si fa buona disinformazione come quando manca l'informazione, ma si capisce che talora è necessario parlarne, e Carlos Franqui - la polizza - copre il rischio che qualcuno non capisca che Repubblica aborre Cuba e il suo governo.
Recentemente Carlos Franqui ha commentato la notizia della liberalizzazione nell'acquisto di elettrodomestici e gadget elettronici a Cuba - precedentemente sottoposti a restrizione per la limitata capacità di fornitura elettrica nelle abitazioni civili, ormai superata - dicendo che tanto i Cubani non hanno abbastanza denaro per comprare computer e DVD, e dunque la misura rimarrà senza effetto. A distanza di qualche settimana Pascual Serrano gli ha risposto ieri dicendo che quello che prima era vietato dallo stato ora è vietato dal mercato, e in questo Cuba si allinea a tutto il resto del pianeta.
Non perché in America Latina non ci siano paesi con classi sociali i cui membri vivono esistenze sardanapalesche, ma a Cuba non piace l'indifferenza di quei governi per la povertà , l'analfabetismo, la mancanza di cure mediche e la mancanza di abitazioni decenti che affligge la stragrande maggioranza della popolazione.
Ezio Mauro e Carlos Franqui non si pongono il problema perché loro calcolano che si troverebbero automaticamente nel gruppo di quelli che girano con la carta di credito in centri commerciali circondati da favelas.
Questa settimana l'inviato di Bush Caleb McCarry compirà un giro di visite in Europa per far pressioni affinché l'UE mantenga la sua posizione ostile verso Cuba. Sono noti solo gli incontri con Germania e Norvegia, perché gli altri - da tenersi a Bruxelles - sono mantenuti segreti.
Di preciso l'iniziativa diplomatica ha lo scopo di scongiurare che in Giugno l'UE, in sede di revisione delle sanzioni contro l'isola caraibica elevate nel 2003 ed attualmente sospese, vengano eliminate del tutto.
Le sanzioni contro Cuba costituiscono uno dei due atti fondamentali che segnano la politica di ostilità dell'UE verso l'isola, iniziata nel 1996 grazie alla "posizione comune", voluta da Washington ed attivamente promossa in Europa da José MarÃa Aznar.
Le critiche a Cuba da parte dell'Europa si basano su considerazioni di diritti umani, e Cuba è l'unica nazione americana per cui Bruxelles ha una posizione del genere. L'eliminazione di sindacalisti in Colombia (2510 negli ultimi dieci anni), che ha addirittura spinto il Congresso a maggioranza democratica, a Washington, a sospendere il TLC (Trattato di Libero Commercio) con Bogotá, non ha dato origine ad alcuna politica del genere. Lo stesso dicasi per l'eliminazione di giornalisti in Messico.
L'aspetto più paradossale della questione consiste nel fatto che in base ai rapporti di Amnesty International la situazione dei diritti umani a Cuba è assai buona non solo in base a parametri sudamericani, ma americani tout-court, e addirittura europei. Nel suo ultimo libro Salim Lamrani cita una serie di gravissime denunce da parte di AI riguardanti l'europa, che vanno dalla sterilizzazione forzata di donne appartenenti a minoranze (Repubblica Ceca), all'impunità di crimini commessi da funzionari dello stato (i GAL spagnoli), agli assassini politici (Regno unito), all'uso di tortura (Francia e Belgio), ed altro, che non hanno alcun parallelo con la situazione di Cuba.
Salim lamrani cita anche un documento del Consiglio d'Europa che recita: il Consiglio è "preoccupato per il fatto che il governo cubano abbia fatto marcia indietro in alcune riforme che portavano ad una timida apertura economica. Il Consiglio lamenta che queste restrizioni abbiano ridotto ancora una volta l'ambito dell'iniziativa privata". Dal che si deduca come spesso la retorica dei diritti umani non sia che il pretesto per una restaurazione capitalistica nll'isola e la sua apertura ai capitali stranieri.
Ricordiamo infine che nel maggio del 2006 135 paesi, i due terzi dell'Assemblea Generale, votarono perché Cuba avesse un seggio nella commissione dei diritti umani.
Recentemente gli studenti cubani dell'Università di Informatica ponevano al presidente
del Parlamento, Ricardo Alarcón, varie domande a proposito della doppia moneta in questo
paese. Come è noto, a Cuba coesistono due monete, il peso cubano e il peso convertibile,
quest'ultimo equivalente al dollaro, e con un valore di 25 pesos cubani. La maggioranza dei
Cubani riscuote la totalità del suo stipendio in pesos cubani, mentre numerosi prodotti
possono essere reperiti sul mercato solo pagandoli in pesos convertibili. Per cercare di
comprendere questa situazione intervistiamo l'economista Cristina Xalma, professoressa di
Economia Internazionale e Sviluppo Economico presso l'Università di Barcellona. E'
specializzata in economia cubana, paese in cui ha vissuto per lunghi periodi. Un anno fa ha
scritto il libro "Cuba, verso dove? Trasformazione politica, economica e sociale negli anni
novanta. Scenari futuri".
Nonostante l'esistenza della doppia moneta a Cuba risalga già a diversi anni addietro, molti Cubani, e naturalmente, i non Cubani, non capiscono le ragioni di questo sistema. Perché l'economia si muove da un lato sul peso cubano, moneta nella quale la maggioranza di Cubani riscuotono il reddito, e dall'altro lato sul peso convertibile, moneta nella quale si vendono molti altri prodotti?
All'origine di questa situazione c'è la grave crisi di cui soffre Cuba durante la prima metà degli anni novanta. In questo periodo convergono due circostanze che danno luogo alla circolazione simultanea di due monete dal valore assai diverso. Da un lato, la crisi provoca la caduta della produzione e lascia senza controvalore (o base) il peso cubano, che si deprezza e perde la sua capacità di acquisto. Dall'altro lato, la popolazione inizia a ricevere dollari attraverso le rimesse e il turismo. La forza della divisa straniera determina che il dollaro inizi a spiazzare il peso cubano in parte delle sue funzioni (come unità di conto e di cambio). Col tempo il governo di Cuba comincia a emettere una moneta propria, il peso convertibile, la cui base sono le riserve in dollari, che poco a poco sostituisce la moneta straniera. Alla fine, le due monete (il peso cubano debole e il peso convertibile forte) arrivano a coesistere.
Cosa sarebbe potuto accadere nell'economia cubana se non fosse stata attuata la politica della doppia moneta?
A Cuba sarebbe stato un grosso danno eliminare il peso cubano e lasciare che questo fosse assorbito dal dollaro e da tutto ciò che questo implicava. C'è una questione importante: non stiamo parlando solo della doppia moneta. Il dualismo non è solo monetario. Di fatto, ogni moneta si associa a strumenti, parametri e obiettivi diversi: il dollaro al mercato, ai criteri monetario-finanziari e alla massimizzazione del beneficio economico; il peso cubano alla pianificazione, ai criteri materiali e ai progressi sociali della Revolución. Mantenere il peso implicava mantenere determinate forme di funzionamento, preservare il socialismo, e in particolare il suo modello sociale - il sistema salariale, i sussidi e i servizi gratuiti, la tessera annonaria, gli accantonamenti della produzione... -. Anche con le se contraddizioni eliminare il peso cubano avrebbe significato eliminare una parte dell'economia che non si poteva eliminare senza smantellare al tempo stesso il sistema sociale. E questo a Cuba non si poteva fare.
Questo vuol dire che se Cuba non fosse stato un paese socialista la suamoneta ora, semplicemente, sarebbe il peso convertibile? Non c'era nessun'altra opzione?
Non esattamente. Prima di accettare il dualismo monetario furono dibattute altre due opzioni: dollarizzare completamente l'economia cubana o svalutare drasticamente il peso cubano. Entrambe le opzioni vennero scartate perché avrebbero generato un costo sociale superiore a quello del dualismo monetario. La prima perché avrebbe implicato l'adozione di un modello neoliberista, e la perdita di ogni autonomia nel controllo della politica economica nazionale. La seconda (per la quale si aveva come riferimento l'esperienza dell'Europa Orientale, l'URSS, e l'America Latina) perché avrebbe eroso ancor più il potere d'acquisto della popolazione. Di fatto, il Governo di Cuba decise che alla fine, nel breve periodo e in quel contesto nel quale doveva essere adottato, il dualismo monetario generava più benefici che costi. Per quanto imperfetta, era senza dubbio la soluzione migliore per il breve/medio periodo.
Oggi si parla della possibilità che la doppia moneta scompaia o che il peso cubano acquisti valore rispetto al peso convertibile. Cosa ne pensa? E' possibile? Cosa succederebbe domattina se entrambe i pesos avessero lo stesso valore?
Come il Governo ha opportunamente osservato, l'eliminazione del dualismo monetario dipende dal recupero di tutto il contenuto e potere d'acquisto del peso cubano: cioè, passa per la rivalutazione. E questo sarà possibile solo se si recupera l'efficienza dell'economia e se cresce maggiormente. Ora, per quello che ho detto prima, un peso cubano che sia di nuovo forte porta con sé un "aggiustamento" del funzionamento del sistema socialista: occorre vedere come si riallineeranno i prezzi, i salari, le sovvensioni, la produzione, chi produrrà e come... Per questo si è già segnalato che l'aggiustamento dovrà essere integrale e che implicherà discussioni: bisognerà discutere sulla proprietà e sulle assegnazione e sugli incentivi (in altre parole, sull'essenza del socialismo) perché tutti i passi che si faranno servano non a mettere a rischio ma per consolidare le conquiste sociali della Revolución. E' questa la posta in gioco.
Uno studente cubano chiedeva a Ricardo Alarcón perché doveva pagare lo shampo in pesos convertibili se lui veniva pagato in pesos cubani. Tu cosa gli risponderesti?
Gli direi che secondo me il Governo cubano è perfettamente cosciente di questa contraddizione, e che sono convinta che si sta lavorando per superarla. Che è necessario compiere passi in direzione del miglioramento dell'efficienza e della crescita dell'economia cubana per far sì che la moneta nella quale guadagna il suo salario la maggior parte della popolazione abbia reale potere d'acquisto. Che è cosciente che le misure palliative sono chiaramente insufficienti. Ma che si è sul cammino giusto.
Però continuo a non capire perché a Cuba, ad esempio, una bottiglietta di shampo costa in pesos convertibili il corrispondente di tre giorni di salario in pesos cubani, che è quanto, credo, non comprenda neanche lo studente.
La cosa ha a che fare col modo di organizzare la produzione per soddisfare il modello sociale del quale parlavamo. La maggioranza delle imprese consegnano obbligatoriamente parte della propria produzione allo stato, perché questi la distribuisca alla popolazione attraverso la scheda di razionamento, il sistema sanitario, i servizi alimentari ed altro. I costi di queste imprese, oggi, sono per lo più in divisa [pesos convertibili o valuta estera - ndt]. Tuttavia, mantenendo questo modello di distribuzione, quello che le imprese producono (più o meno l'80%) si vende a prezzi sovvenzionati in pesos cubani. Risultato: conti aziendali in deficit. Come si copre il deficit aziendale? In parte con nsovvenzioni statali. Ma le risorse sono insufficienti. Qual è l'altra opzione? Che le imprese vendano parte della propria produzione in spazi in divisa o pesos convertibili a prezzi elevati: cioè, esportino, riforniscano il turismo o i punti vendita in divisa che sono ovunque nel paese. Problema: dal momento che le imprese hanno tante difficoltà a rendere profittevole la propria produzione, si genera la contraddizione che queste stesse imprese non hanno capacità di pagare più i propri lavoratori. Di conseguenza, i salari della popolazione vengono mantenuti in pesos cubani e a livelli che, chiaramente, sono insufficienti per acquistare i prodotti che si devono comprare (fuori dal sistema tradizionale) in questi spazi in divisa a prezzi troppo elevati.
Si parla anche di insufficienza della produzione agricola a Cuba. Credi che questo possa influenzare la politica della doppia moneta?
A Cuba preoccupa (e con ragione) la insufficiente capacità dell'agricoltura di dare copertura totale alle necessità alimentari della popolazione, come l'elevata bolletta che il paese paga per importare quello che non produce. Sicuramente, parte delle contraddizioni che il sistema economico cubano nel suo complesso affronta si manifestano pienamente attraverso la produzione agricola. Le esperienza che si stanno attuando nell'ambito agricolo servono a due scopi: da un lato, alla risoluzione del problema immediato dell'alimentazione; dall'altro lato, a dare impulso a formule di produzione che poi possano essere trasferite a tutto il sistema, e che servano a far sì che il sistema dell'economia cubana funzioni meglio, il che include il superamento del dualismo monetario.
Fonte: Rebelión
Sperare in un sussulto di onestà ed onore da parte di chi lavora nei nostri mezzi di comunicazione di massa è arduo. Il loro cinico pragmatismo è indirizzato a suonare la musica secondo i voleri di chi paga l’esibizione. Con indubbie quanto rare eccezioni.
Sto parlando della visita del Cardinal Bertone in quel di Cuba e del risalto che ne è stato dato sia sulla carta stampata che dal tubo catodico. Dal tubo catodico ben poche informazioni sono affiorate e tutte ben controllate dagli uffici politici (insediati nelle menti dei nostri comitati di redazione) che applicano alla lettera il classico, vetusto manuale intitolato “Non si duole all’amico americanoâ€â€¦.anche se amico non è. Non aspettatevi grandi cose, dovete accontentarvi ma il merito ad essi va comunque riconosciuto.
Sulla stampa - che può permettersi qualche libertà in più e un livello culturale leggermente superiore perché mezzo “di minoranza†ormai, quindi seguito da “pochi eletti†– qualche piccola eccezione c’è stata. Mi limito a segnalarne un paio.
La prima dal giornale “la Stampa†di ieri a firma Giovanni Cerreti che ricorda come il grave problema di Cuba sia l’embargo americano. Citando la visita di 10 anni fa di Giovanni Paolo II° : “l’embargo americano è eticamente inaccettabileâ€. Un encomio a lui per aver ricordato (notizia assente da tutti i media di regime e sedicenti “liberiâ€) i cinque cubani detenuti in maniera inumana ed ingiusta negli USA per essere degli agenti dell’antiterrorismo del governo dell’Avana. Ciò di cui ci se dimentica, peraltro, è il fatto che essi hanno agito per proteggere l’isola caraibica dalle azioni terroristiche messe in atto dagli USA e dalla mafia cubana anti-castrista di Miami.
Sempre dal suo articolo sulla Stampa, egli ci informa che il Cardinal Bertone ha sottolineato che “l’embargo è un’oppressione per il popolo cubano….â€.
Dal “Sole 24 Ore†di oggi, un pulpito dal quale nessuno si aspetterebbe un minimo di equilibrio sulla situazione di Cuba, il giornalista Roberto Da Rin, pur omettendo tutta una serie di nefandezze statunitensi (non si sa mai, anch’egli tiene famiglia e ha bisogno di lavorare!) che il Bertone ha dichiarato a Raul Castro che “Cuba ha dato prova di dedizione e capacità di sviluppoâ€. Inoltre che “anche sulla scena internazionale la presenza di Cuba si è chiaramente rafforzata e a tale proposito è significativa la sua attuale presidenza del Movimento dei Paesi non Allineatiâ€. Aggiungendo che è “evidente il progresso raggiunto nell’esercizio della solidarietà con paesi dell’Africa, dell’Asia, dei Carabi e dell’America latina, soprattutto nel campo della salute e in quello dell’educazioneâ€.
Nonostante la mia ritrosia ai giudizi positivi nei loro confronti e il permanente sospetto sulle loro azioni politiche, devo riconoscere che le autorità religiose cattoliche sono indubitabilmente più avanzate sulle questioni politico-sociali, che i cosiddetti laici nel nostro paese. E’ per questo che questi ultimi sono all’angolo rispetto alle figure giganteggianti dell’oscurantismo cattolico di casa nostra. I laici, tantopiù quelli di sinistra, sono delle pecorelle pavide ed incapaci di discorsi di verità e coraggio politico. Tutt’al più impiegano il proprio tempo a fare le pulci, inventandosi di sana pianta le cose, alla società cubana e a definirla “illiberale†mentre loro stessi non hanno altro coraggio che quello di attaccare i più deboli, salvando da ogni critica la protervia americana.
Gran parte di queste pecorelle pavide e smarrite fanno parte di quella galassia arcobalenista e di sinistra che cerca in tutti i modi di far dimenticare alle care plebi il proprio passato da comunisti, da sessantottini o giù di li. Con giravolte ideologiche degne di un buon piazzista che non si ferma davanti ad alcuna contraddizione quand’anche fosse beccato con le mani nel sacco.
Per lavarsi la coscienza dovrebbero innanzitutto passare i restanti anni della loro vita politica chiarendo che le sacche di miseria e arretramento a causa della non completa affermazione della società socialista nell'isola sono responsabilità degli Stati Uniti e della loro indegna politica.
E' ormai consueto ripetere che la televisione ha trasformato la comunicazione politica in peggio. Vuoi la necessità di frammentare posizioni complesse nel formato dei brevi botta e risposta dei talk show, vuoi l'adeguarsi ai contesti di infotainment, con la frequente distrazione di inserti che non hanno a che vedere con la politica, riducono a niente, o quasi, il contenuto cognitivo che arriva al telespettatore.
Sarà vero, ma ci andrei piano a dare la colpa alla sola televizione. Ieri ho sentito su Radio Radicale l'intervento di Walter Veltroni alla manifestazione per il passaggio di consegne a Francesco Rutelli per la carica di sindaco. Il discorso era assai lungo, privo di interruzioni, con tutte le condizioni che dovrebbero fare la gioia dei nostalgici dei comizi in piazza di una volta.
Ebbene ho potuto constatare che l'oratoria politica intesa in senso classico è tramontata anche in eventi politici che si consumano fuori dal tubo catodico.
Se si leggono le antiche orazioni di Demostene, Pericle o Cicerone, si vedrà come lo scopo dell'oratore era produrre persuasione nell'auditorio attraverso un processo di argomentazione razionale, attraverso la proposizione di tesi ben definite e le prove della validità di quelle tesi.
Questo non significa che un discorso politico fosse l'equivalente di un teorema matematico. Al contrario i discorsi erano pieni di paralogismi, ossi di falsi sillogismi volti a suggerire maliziose connessioni logiche tra idee che non ne avevano alcuna. Ma l'efficacia del paralogismo dipendeva proprio dall'abilità dell'oratore di spacciarlo come un argomento logicamente valido.
Niente di tutto questo nel discorso di Veltroni. La persuasione, nel suo caso, non è intesa come processo razionale, o pseudo-razionale, ma come fatto puramente emotivo. Alla pari del pubblicitario l'oratore politico si limita a gestire stati d'animo, creando un'atmosfera positiva e associando il "brand", la marca, ai momenti di picco.
Se si analizza il discorso di Veltroni appaiono due caratteristiche salienti di questa nuova retorica pubblicitaria. Da un lato scompaiono competamente gli avversari politici e la rappresentazioni delle loro posizioni. In questo modo non solo si rinforza il modulo buonista, ma ci si risparmia l'ingrato compito di addentrarsi nelle forme discorsive della confutazione, che farebbero rientrare dalla finestra quello che si è posto ogni cura a far uscire dalla porta, e cioè la logica e lo spirito critico.
Dall'altro lato il discorso è mera successione di "luoghi", che conferiscono al tutto la struttura di una catena dove ogni anello ha la stessa importanza di tutti gli altri, ed ha valore solo perché spinge il discorso verso la fine e contribuisce per la sua piccola parte di emotività . Questi "luoghi", o anelli, potrebbero essere etichettati sotto rubriche dal titolo "I funerali di Alberto Sordi", "La visita ad Awshwitz", "La festa del cinema", "Il gran cuore di Francesco Totti", e l'abilità del comiziante non sta nell'usarli per costruire una tesi complessiva ed onnicomprensiva, ma solo nello snocciolarli nella giusta sequenza con passaggi naturali e privi di scosse. Come ogni buon presentatore di varietà .
Il pubblico non va persuaso, va solo intrattenuto.
Si dirà che questo non è universalmente vero, ma è solo un esempio dell'oratoria politica veltroniana. Sarà ... ma è un fatto che Veltroni è uno dei due contendenti per la carica di capo del governo, e che dall'altra parte c'è Berlusconi, la cui oratoria tribunizia ha le stesse caratteristiche strutturali, ma soltanto si rivolge ad un pubblico più di bocca buona.
* * *
A proposito di oratoria veltroniana. Si dice che il tormentone "Si può fare" sia stato preso di peso dalla campagna elettorale per le primarie in USA, e in particolare dai discorsi di Barak Obama.
Non c'è ragione di dubitare degli entusiasmi filoamericani di Veltroni, ma ieri, in occasione dell'elezione di Raúl Castro alla carica di Presidente del Consiglio di Stato, in successione a Fidel, l'agenzia di stampa cubana Prensa Latina riportava una vecchia intervista del 13 Maggio 2001 del quotidiano Juventud Rebelde a Raúl incentrata sulla figura di Fidel come leader.
Vorrei tradurne un brano:
Domanda: La sua frase [di Fidel] "Si può fare" è servita e serve a molti Cubani, a molti giovani, impegnati nello sforzo di portare alla luce difetti, pigrizie, insensibilità nelle quali si inciampa tutti i giorni, burocrazia ancora inefficiente...
Risposta: Ci sono problemi, e sempre ce ne saranno. Il mondo la società sarebbero noiosi se non ci fossero i problemi. Occorre avere la volontà di affrontarli, e farlo con la determinazione di vincere. Non ho mai visto nessuno - e mi baso su fatti concreti - che abbia avuto una forza volontà più grande di Fidel proprio nei momenti di massima difficoltà ...
Eccetera, eccetera, eccetera...
Veltroni ha copiato Barak. Che barak abbia copiato Fidel?
* * *
Kosovizazione della Bolivia. Credo che i rapporti diplomatici tra la Bolivia e gli USA siano ormai sulla soglia della crisi aperta.
Le accuse di Evo Morales all'ambasciatore Philip Goldberg sono ormai aperte e dirette, impossibili da ignorare.
In un incontro con la Confederación de Pueblos IndÃgenas de Bolivia e la Central Obrera Regional di El Alto, sostenitori della riforma costituzionale promossa dall'attuale governo, Morales ha detto: "Informerò la gente sulla cospirazione di alcuni agenti interni e stranieri, agli ordini degli Stati Uniti, che rifiutano i cambiamenti profondi stabiliti dalla nuova costituzione per assicurare uguaglianza nel paese".
Ha nominato Philip Goldberg per un'aperta ingerenza che si concreta in vere e proprie azioni politiche, volte a screditare il nuovo testo costituzionale.
Alla base delle campagne diffamatorie promosse nel paese con i finanziamenti di USAID vi è anche il divieto posto dalla nuova costituzione all'istallazione di basi militari straniere in territorio boliviano.
Oggi l'Assemblea Nacional de Poder Popular, il parlamento di Cuba, si insedierà per la prima volta dall'elezione dei suoi membri avvenuta il 20 Gennaio, con un concorso di elettori pari al 96,89% degli aventi diritto. Appena saranno svolte le formalità d'uso ed entrerà nella pienezza delle sue funzioni procederà alla nomina di alcune cariche ed organismi, tra cui quella del Consiglio di Stato e del suo Presidente. Il Presidente del Consiglio di Stato è il capo dello stato, e il ritiro di Fidel Castro annunciato il 19 Febbraio riguardava proprio questa carica. Si tratta di un modello costituzionale, approvato per referendum popolare, in vigore a Cuba dal 24 Febbraio 1976.
Ieri sera in un programma di "approfondimento" del TG2 è stato detto che alle elezioni dell'Assemblea Nacional, il partito Comunista Cubano prende il 100% dei voti perché è l'unica lista che è ammessa ad essere presentata agli elettori. Ciò è falso, ma dato che non si tratta di disinformazione deliberata, ma solo di sciatteria e mediocrità professionale, non mi irriterò, e lascerò ad altri Don Chisciotte l'onore di combattere contro questo mulino a vento mandando email di precisazione alla redazione.
Può capitare però che gente in buona fede e che non ha il tempo di andarsi ad informare su come stanno veramente le cose, possa avere una curiosità al riguardo, e a beneficio di questi dirò in due parole - veramente due parole - come funziona il sistema elettorale cubano.
Il diritto di voto si acquisisce a 16 anni, e il sistema pone ogni cura a facilitare al massimo ai cittadini l'esercizio di questo diritto. Non solo le liste elettoriali vengono tenute con gran cura e sono pubbliche, ma se il giorno del voto un elettore si presenta al seggio e non figura sulle liste a seguito di qualche errore burocratico, esibendo in forma documentata i suoi dati anagrafici verrà comunque ammesso a votare.
L'atto di candidatura per una carica non prevede alcuna appartenza partitica, associativa o ideologica. Chi è elettore, e cioè tutti, può anche candidarsi, senza alcun requisito aggiuntivo.
E' in un certo senso vero che esiste una lista unica, dato che non è ammessa la competizione tra liste contrapposte, ma essa non è affatto preparata dal PCC che, in quanto partito e ad ogni altro titolo, non svolge alcun ruolo nel processo elettorale.
Al contrario, nell'imminenza di elezioni, ogni circoscrizione arriverà ad esprimere da 2 a 8 candidati, a seconda della popolazione residente, che andranno a costituire la lista unica. L'individuazione dei candidati sarà a carico di assemblee popolari aperte a tutti i residenti e dove ogni cittadino ha diritto di voto. Ogni elettore deve prendere almeno il 50% dei voti validi, e ove tale quorum non sia raggiunto da un numero di persone equivalente al numero di candidati che quella circoscrizione deve esprimere, si procede con voti di ballottaggio tra quelli che hanno preso più voti.
Dalla lista unica vengono eletti i 600 membri dell'Assemblea Nacional, a seguito di una campagna elettorale in cui, comitati di cittadini volontari organizzano comizi di circoscrizione in cui tutti i candidati, contemporaneamente, prendono contatto con il corpo elettorale ed espongono i loro programmi. Non è ammessa la campagna elettorale su base individuale, e nessun candidato spende un centesimo di suo.
I deputati durano in carica per cinque anni, ma nel corso del loro mandato devono rendere conto del loro operato alle rispettive circoscrizioni elettorali, e le assemblee che ivi vengono tenute in corso di mandato hanno il potere di revocare l'eletto in caso di insoddisfazione.
Dato che la carica di deputato non è considerata un'attività professionale non è previsto per essa alcun emolumento, ma per incarichi che richiedono un'attività a tempo pieno - indicati caso per caso - si percepisce un indennizzo pari al precedente stipendio, e a fine mandato si ha diritto ad essere reintegrati nel precedente posto di lavoro.
Stride il constrasto con le nostre conquiste di civiltà , segnatamente quel sistema di imprenditoria privata a sovvenzione statale che sono i partiti, e il diritto divino dei parlamentari di decidere la cifra del proprio emolumento senza che nessuno possa metterci il becco.
Da un trafiletto di Repubblica apprendo che a "sorpresa" il neocon Robert Kagan, in un editoriale del Washington Post, si dice favorevole a togliere l'embargo a Cuba, come conseguenza del ritiro dal potere di Fidel Castro. Naturalmente aggiunge subito che la misura dovrebbe essere accompagnata da sostanziali progressi a Cuba, a partire da elezioni realmente democratiche e trasparenti.
Due osservazioni. La prima è che Kagan segue la linea imbecille di tutti gli analisti e commentatori del mainstream americano che consiste nel ritenere che Cuba è una dittatura che riflette le visioni dittatoriali della persona di Fidel Castro.
Lasciamo perdere la questione di cosa sia una dittatura e di chi ha l'autorità di rilasciare licenze di democrazia a paesi terzi perché il discorso ci porterebbe lontano. La questione cruciale è: cosa diranno tutti i Kagan del mondo quando si accorgeranno che vi è perfetta continuità nella gestione del potere da parte di un gruppo dirigente che si sta preparando da anni a questo momento? Cosa fa loro pensare che Raúl e le persone che lo attorniano abbiano voglia di fare cambiamenti? Tanto più che, se Cuba è una dittatura, come dicono, è una dittatura piuttosto ben avviata e chi ha posizioni di potere in genere non scalpita dalla voglia di fare cambiamenti. Se Cuba è una dittatura perché il vertice al potere dovrebbe essere dimentico delle celebri parole del tiranno Silla, nell'antica Roma, che fatto oggetto di una lancio di sassi dopo aver volontariamente deposto il potere, disse al lanciatore: "Sei uno stolto. Da oggi, grazie al tuo esempio, nessun tiranno si farà più da parte per sua volontà ".
Seconda osservazione. Kagan è davvero così ingenuo da pensare che Washington, dopo aver ripetutamente rifiutato di prendere atto della legittimità delle elezioni venezuelane, le più trasparenti e monitorate del mondo, accetterà di togliere l'embargo per l'avvio a Cuba di un processo elettorale più confacente alla sua retorica? Kagan dimentica che il blocco dei porti nicaraguensi, insieme ad una strategia del terrore da parte dei terroristi Contras durata anni, è ciò che portò nel 1990 alla sconfitta del Fronte Sandinista a favore della destra di Violeta Chamorro. E'credibile che una "transizione democratica" a Cuba porterà gli USA a rinunciare a ciò che gli permette di destabilizzare il paese ed orientarlo politicamente nella direzione più gradita?
PS. Vi è in realtà un fattore nuovo da tenere presente, e che io ignoravo. Ho letto ieri su IPS un interessantissimo articolo sulla comunità di esuli cubani di Tampa, Florida, più piccola e meno celebre di quella di Miami, eppure importante. Ebbene sembrerebbe che i Cubani di Tampa, per quanto oppositori anch'essi del castrismo, siano gente decente, al contrario degli impresentabili gusanos di Miami. Inoltre le giovani generazioni di esuli cubani, hanno molta curiosità per il loro paese d'origine ma non condividono l'odio e il livore di nonni e genitori. Se questa linea si imponesse su quella tradizionale, qualcosa potrebbe davvero cambiare tra Cuba e gli USA, e in meglio.