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domenica, 18 maggio 2008

Energia e senso del pudore

di Gianluca Bifolchi

Pochi minuti di visione di un dibattito su La7 sul tema dell'energia ed eccomi là a meditare sul principio del comune senso del pudore.

Schiacciato tra una morale cattolica che ha sempre prediletto le innoque faccende della camera da letto rispetto a quelle della guerra e del denaro, ed un ordinamento economico che ha fatto del sesso un formidabile volano dei consumi (si pensi all'uso del corpo femminile nella pubblicità), il principio del comune senso del pudore è divenuto un sinonimo di bacchettoneria. Assai a torto, secondo me.

Ogni società dovrebbe poter contare su un pudore condiviso, e credo che in effetti sia sempre così, senza eccezioni. Si tratta solo di capire, caso per caso, cosa costituisce oggetto di pudico comune ripudio.

Fosse per me ristabilirei ai primi gradi della priorità la frode, o fraude, nel senso dantesco di uso capzioso del dono divino dell'intelletto per trarre illecito vantaggio sul semplice di spirito. E contennendi di prima grandezza dovrebbero essere tenuti coloro che vogliono far apparire come giusta, equa, pratica ed agevole un'espansione senza condizioni del consumo di energia elettrica nei paesi indutrializzati.

Nel detto dibattito sentivo il turbo-nuclearista Bruno Tabacci che accusava i difensori del risparmio energetico di egoismo per non tener conto di tutte quelle persone in giro per il mondo che non hanno mai potuto premere un interruttore della luce a casa loro. Da ciò seguirebbe che occorrerebbe costruire un bel po' di nuove centrali nucleari; ma non in Bolivia, Burkina Faso o Bangladesh, e consentire così l'allaccio alla rete elettrica di gente che non ha mai goduto di questo prezioso consumo, ma in Italia, dove non è più procrastinabile la sentita esigenza di sciacquoni da cesso che si azionino con controllo remoto a raggi infrarossi.

C'è poi la trovata della "furbizia" degli Italiani, che rinunciano alle centrali nucleari ma importano da oltre confine energia prodotta proprio da reattori nucleari. Peccato che la decisione di rinunciare fu presa dalla stragrande maggioranza degli Italiani (di destra e di sinistra) attraverso quello strumento di democrazia partecipativa che è il referendum, mentre la decisione di importare elettricità dall'estero, comunque prodotta, è presa da Signori dell'Energia il cui amore per la trasparenza finora non è riuscito neanche a indurli a stampare bollette che tabulino in maniera chiara ed esauriente l'intera struttura dei costi della fornitura elettrica. Diversi decisori, diverse responsabilità.

Notevole anche lo scenario di prosperità magica che si dipinge se solo superassimo le nostre irrazionali paure per l'atomo. Si lascia credere che con le centrali nucleari saremmo forniti di elettricità con la stessa abbondanza essudata dal Dio del Pentateuco che rifornisce di quaglie e di manna gli Ebrei nel deserto ai primi languorini di stomaco, senza limiti e senza condizioni. Per ciò non solo vengono presentate stime dei costi dedotte solo da segmenti dell'intera filiera di produzione e smaltimento delle scorie, ma si tace la circostanza che il materiale fissile disponibile sulla Terra è relativamente scarso, ed un'accresciuta dipendenza da esso porterebbe la gradevole novità di guerre per l'uranio che si assocerebbero alle già numerose guerre del petrolio, per l'accaparramento del prezioso minerale.

Si ricorda anche la luminosa tradizione di fisica nucleare del nostro paese, dai ragazzi di Via Panisperna al Nobel di Fermi, che sarebbe un peccato se dovesse interrompersi per sempre. Ma è un peccato anche che non riusciamo a smaltire decentemente la munnezza delle nostre città, proprio mentre vorremmo metterci a giocare con le scorie nucleari; ed è un peccato che siamo più impegnati ad inventarci le scuse che presenteremo in un prossimo futuro per i nostri fallimenti rispetto agli impegni di Kioto, che a cercare di invertire la tendenza per cominciare a ridurre davvero le emissioni di gas serra.

Non è l'opinione nuclearista o sviluppista in sé che infastidisce, ma il carattere fraudolento di essa. Se il comune senso del pudore contemplasse tra le altre cose lo sdegno che Dante aveva per la frode potremmo quasi dirci una democrazia.

postato da: LookingBackward alle ore 08:55 | link | commenti (4)
categorie: ecologia, energia, consumismo