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di Gianluca Bifolchi

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Le traduzioni pubblicate sul blog sono a disposizione di chiunque voglia ripubblicarle altrove, a patto di riportare nome del traduttore e link. Gli eventuali commenti aggiunti da Gianluca Bifolchi possono essere omessi.

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giovedì, 10 luglio 2008

La piazza di Roma e la piazza di Quito

Leggo con simpatia e amarezza la cronaca della manifestazione di massa di ieri sera a Quito contro la Direttiva del Ritorno con cui la Comunità Europea arriva a prevedere 18 mesi di detenzione amministrativa per gli immigrati clandestini, oltreché a promuovere la criminalizzazione del fenomeno immigratorio irregolare. In Ecuador la vicenda è stata attentamente seguita (molto più che in Italia) in virtù del milione e seicentomila eduadoriani emigrati in Europa, il 60% dei quali non è in regola con i permessi di soggiorno.

Simpatia, dico, per la passione civile di un capo di stato verso cui ho un grande rispetto, Rafael Correa, che nel suo discorso dimostra una volta di più come il tema dei diritti umani per gli europei è una merce aperta a qualunque mercanteggiamento, e che il paziente, difficile lavoro di rendere compatibili le leggi ferree dell'economia con il rispetto degli esseri umani trova ormai i suoi laboratori più avanzati fuori dai confini dell'UE.

Amarezza, d'altro canto, per il timore che quello di Rafael Correa, senza sua colpa, sia un atteggiamento da profeta disarmato. Il possente blocco di interessi politico-mediatici che ha preparato il terreno per l'ondata di xenofobia che attraversa l'Europa è troppo forte perché le critiche che provengono dall'America Latina abbiano realmente effetto. Queste verranno ignorate, distorte, manipolate e rispedite al mittente. I paesi latinoamericani, d'altro canto, non hanno ancora la forza economica e diplomatica per poter alterare in maniera significativa il bilancio dei profitti e delle perdite degli euroburocrati.

Per un fattore incoraggiante come la crescente integrazione regionale - che a un livello più avanzato darebbe ben altra forza alle parole di Correa - vi sono altri fattori in controtendenza che spingono, se non al pessimismo, almeno alla prudenza: l'indifferenza delle destre sudamericane al problema della Direttiva del Rirorno, le spinte secessioniste sostenute qui e lì dagli USA, l'agrobusiness che lega le economie di paesi centrali come Argentina e Brasile agli interessi delle multinazionali, la crescita della pressione militare USA, l'inquinamento informativo indotto dal terrorismo mediatico...

Forse noi Europei dovremmo cominciare a renderci conto di quanto sia importante, ai fini di questa stessa partita, e degli sforzi che si compiono in America Latina, che un fronte di contestazione del modello neoliberista si apra a casa nostra, ed innervi il dibattito politico generale. A questo punto ci chiederemmo se le polemiche che hanno fatto seguito alla manifestazione di Piazza Navona sollevino davvero qualche questione essenziale.

venerdì, 16 maggio 2008

pogrom a napoli

di Gianluca Bifolchi

Riguardo ai fatti di Napoli, cosa manca perché i nostri media comincino a parlare di pogrom anti-nomadi? I morti e i feriti? Gli incendi già ci sono, se arrivano anche i morti e i feriti si potrà finalmente parlare di pogrom?

Ho poca simpatia per l'UE, ma a questo punto credo che solo un suo intervento potrà invertire la tendenza xenofoba che è stata così irresponsabilmente scatenata. In Austria, con Jorge Heider funzionò, più o meno. Potrebbe funzionare anche con noi, che del resto non siamo più civili degli Austriaci.

Non è necessario che si arrivi alle sanzioni, basterà minacciarle con la necessaria severità. A quel punto Berlusconi, prevedibilmente poco entusiasta di essere a capo di un governo sotto sanzioni per razzismo e xenofobia, potrebbe dare il contrordine alle sue corazzate mediatiche, che smetterebbero di gettare benzina sul fuoco dell'isteria securitaria e xenofoba.

Gli ambienti confindustriali, preoccupati per il "Made in Italy", potrebbero cominciare a temere che il "Bel Paese" finisca per essere percepito all'estero come il "Bel Paese dei Pogrom", ed anche le loro propaggini editoriali deciderebbero di attivarsi in chiave antirazzista.

Altrimenti io non vedo possibilità di reazioni dall'interno, giacché gli anticorpi civili del paese sono stati decimati da tempo.

Naturalmente occorre aver conservato molte illusioni sui principi dell'europeismo per sperare davvero che l'UE si metta contro l'Italia e Berlusconi (in effetti assai popolare nel PPE, checché se ne dica in Italia) solo in nome della dignità umana dei Rom.

Quello che è certo è che questo clima, così come è stato creato ad arte per fini politici, potrebbe essere invertito con un sufficiente investimento di risorse mediatiche. Ma in un paese che è riuscito a trasformare le naturali tensioni dell'immigrazione in paranoia, e questa, a sua volta, in una sorgente di voti, quanto si può sperare in una forte campagna antirazzista?

postato da: LookingBackward alle ore 09:14 | link | commenti (1)
categorie: razzismo, xenofobia
sabato, 09 febbraio 2008

Memoria, rimozione, ricordi.

[Continuo nella pubblicazione di ampi stralci del lavoro della prof.ssa Licia Chersovani, dell'aprile 1993, intitolato "Memoria e rimozione" che fu pubblicato allora su "Qualestoria" n°1 rivista dell'Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli-Venezia Giulia e che considero di attualità anche oggi.--Sergio Mauri]

di Licia Chersovani

99[...] Era il periodo, difficilissimo per i comunisti, che va dalla firma del patto Ribentropp-Molotov all'aggressione nazista all'URSS. In questo senso è significativo un episodio: saputo che i comunisti negli Stati Uniti avevano iniziato una campagna antinterventista, egli si precipita ad informare un compagno, membro del comitato centrale del PC tedesco, che si dichiara d'accordo con i comunisti americani perchè, a suo parere, "...questa guerra non interessa la classe operaia internazionale"

[...] "Schiuma della Terra", il libro di Koestler...mette bene in evidenza la viltà della classe dirigente francese e le drammatiche contraddizioni dei comunisti. Questi ultimi le avrebbero riscattate con una massiccia partecipazione alla resistenza, non a caso il PCF fu chiamato "il partito dei fucilati", ma il dibattito storico su "un passato che non passa", non riguarda solo la Germania ma anche la Francia e in generale tutti i partecipanti alla seconda guerra mondiale, al limite individualmente tutti coloro che in qualche modo vi hanno partecipato.

Nell'appendice che chiude l'autobiografia di Fred Uhlmann, "Storia di un uomo", l'autore riesce a dare una sintesi della società ebraica di Stoccarda, del tentativo degli ebrei del Wurttemberg di integrarsi nella società tedesca, tentativo spesso più vissuto intimamente che non realizzato profondamente, fatta eccezione per alcune famiglie più ricche, insediatesi nella città fin dall'inizio dell'ottocento: "Alcune di queste cercavano di evitare in tutti i modi ogni contatto con gli altri ebrei e perfino con i loro parenti - Fritz Elsas, il nipote di mia nonna, ne è un esempio - facevano battezzare i figli e facevano di tutto per entrare nella società cristiana, uno sforzo che in certi casi era coronato dal successo"

I ceti medi e medio alti della società ebraica erano in maggioranza indifferenti alla religione, solo verso la fine degli anni '20 iniziarono a preoccuparsi della perdita d'identità: "Perciò tentarono di arrestare "den Untergang der Deutschen juden", il declino degli ebrei tedeschi, sostenendo che i loro figli dovevano almeno sapere perchè erano ebrei. Ma ormai era troppo tardi".

Militante del partito socialdemocratico, fortemente influenzato da Kurt Schumacher, nonostante la differenza tra i loro caratteri, Uhlmann riflette molto bene l'impreparazione psicologica, in quanto socialista e in quanto ebreo, di fronte all'imminente avvento legale di Hitler al potere.

[..] Osserveà Uhlmann..."Ripensando a quegli anni, sembra incredibile che soltanto pochi mesi prima della vittoria di Hitler avessimo pensato di avere tutte le buone ragioni per credere che il suo potere fosse in declino. Aveva perso voti, era indebitato fino al collo, e molti dei suoi seguaci del Lumpenproletariat avevano deciso che era tempo di tornare all'ovile. Io continuo a credere - seguita Uhlmann - che il nostro ottimismo non fosse poi così immotivato. Chi avrebbe immaginato che Papen avrebbe salvato Hitler dal disastro?"

Certamente è necessario ancora approfondire i profondi guasti, i danni derivanti dalla politica del Komintern, dalla teoria del Socialfascismo. Ma in fondo c'è una specularità nella politica dei due partiti della sinistra. Non mi riferisco solo a quanto aveva scritto Koestler. Un'analisi più rigorosa viene sviluppata da Franz Neumann in un libro che nel nostro paese non ha avuto il rilievo che meritava, "Behemoth, struttura e politica del nazionalsocialismo".

In una situazione economica resa sempre più difficile dal calo della produzione, dalla disastrata situazione di artigiani e contadini, dall'aumento pauroso della povertà "che divenne una condizione sociale, e in una società dominata dal valore del successo" il partito socialdemocratico scelse "la politica di chi, perseguitato dai nemici, rifiuta sia di farsi annientare sia di rispondere all'attacco e inventa una scusa dopo l'altra per giustificare la sua inattività"
giovedì, 06 dicembre 2007

La deriva razzista in Italia.

di Sergio Mauri

444Dopo le ultime esternazioni del consigliere comunale leghista sulle modalità da usare verso gli immigrati, con tremendi accenni al "sistema delle SS" e le successive scuse televisive dello stesso che, dopo essersi fatto un pò di pubblicità in negativo (ma sempre pubblicità è) ha subito una tirata d'orecchie da quell'establishmente da tugurio che è il suo raggruppamento politico, possiamo fare un bilancio della situazione sul versante razzismo in Italia.
Innanzitutto, l'enorme grettezza ed ignoranza che contraddistinguono la Lega e un pò tutto il centrodestra i quali rappresentano una buona fetta della società italiana, sono il frutto dell'obnubilamento delle coscienze. Mi spiego: il nostro italico razzismo (e xenofobia) sono stati resi possibili da almeno 60 anni di mancata assunzione di responsabilità dei crimini compiuti dal fascismo, in nome dell'Italia, in Libia, in Africa Orientale, nei Balcani. Il dopoguerra, nel quale la "repubblica nata dalla resistenza" era un giochino furbo per ridare una verginità politica ad una classe dirigente ed imprenditoriale sputtanate in tutto il globo, non fu certo un periodo di riflessione ed assunzione di queste responsabilità, visto che il personale politico fascista non solo rimase al suo posto ma venne addirittura usato dai nuovi padroni (USA) in chiave anticomunista. Dall'amnistia di Togliatti (grave errore politico di cui ancor oggi paghiamo le conseguenze) ai criminali fascisti, alla scomparsa dalla nostra cultura e critica intellettuale di tutti quei conti aperti col fascismo (collaborazionismo coi nazisti, stragismo in Africa e nei Balcani) non potevano che nascere dei mostri. Da un humus così "carino" non ci si potevano aspettare grossi progressi culturali e nemmeno ferme prese di posizione.
In effetti a queste ed altre esternazioni, al pari del seppellimento delle responsabilità del fascismo, la sinistra ha taciuto se non addirittura è divenuta complice. La sua paura è quella di venire completamente espunta dall'agone "democratico", teme di ridursi a partito dello 0,1 %. Può sembrare strano ma nella "migliore delle società possibili" dove lo sviluppo e le libertà di classe hanno trionfato, c'è il terrore di schierarsi col più debole ed indifeso. Questo è fascismo, non c'è dubbio.
Ci siamo arrivati senza marce e gagliardetti nè divise da balilla ma ci siamo arrivati. Ci siamo arrivati attraverso un vacuo "benessere" consumista finanziato dagli statunitensi, un "benessere" che promette di non essere mai più straccioni come coloro che arrivano in Italia a cercare fortuna. Per questo ci viene esplicitamente richiesto di conformarci al nostro "benessere" marcando chiaramente il confine tra noi e loro, gli straccioni. Chi "non è con noi è contro di noi" e può benissimo trasferirsi nel gruppo degli straccioni in quanto traditore del gruppo dei "benestanti".
Esiste una strategia della destra, su questo piano, alla quale nemmeno la sinistra può dirsi immune. Il 22 novembre scorso Bitonci, sindaco di Cittadella richiede alloggio e reddito minimo agli extracomunitari per la residenza. Il centrodestra segue, in particolare i sindaci di AN che a Fiuggi altro non hanno fatto che una rimpatriata. E via di seguito con i successivi provvedimenti amministrativi:Teolo, Montegrotto, Correzzola, Fontaniva. Attraverso questi espedienti amministrativi agli stranieri viene richiesto che parlino la lingua italiana e conoscano almeno un pò la costituzione (che non è conosciuta nemmeno dagli "autoctoni"). Su questa strada procede anche l'UDC e anche FI. Nel padovano, i sindaci di queste due formazioni, rilasciano la residenza solo a chi ha un reddito minimo dimostrabile e rispetta le norme igienico-sanitarie nelle abitazioni. Il contagio è cosa fatta, bisogna in qualche modo inseguire il consenso di una cittadinanza con le teste vuote: a Cadoneghe, retta da un sindaco "democratico", il comune denuncia per abuso edilizio una coppia che aveva costruito una baracca sull'argine del Brenta, in area demaniale, e la sfratta.
Il nord-est ma anche la Lombardia sono in pieno regresso ed il rischio è che facciano scuola un pò per tutte le realtà locali. L'obiettivo è sempre il solito: costruire steccati, dividere, contrapporre, gerarchizzare la società, in modo che sia più semplice governarla, sulle spalle dei deboli. Se poi ci scappa il morto o il linciaggio o si consumano le peggiori ingiustizie, nessuno verrà riconosciuto come responsabile. A questo serve la continua ricerca populistica di consenso all'interno della società.